La Germania potenzia la sua strategia per l’H2 ma esclude dai sussidi la variante ‘blu’

Nuovo Governo, nuova strategia per l’idrogeno: più ambiziosa in termini quantitativi, ma anche nettamente focalizzata soltanto sulla variante verde e rinnovabile dell’H2.

Accade in Germania, dove l’esecutivo insediatosi a fine 2021 (composto da Socialdemocratici, Liberali e Verdi) ha già annunciato l’intenzione di potenziare considerevolmente il piano definito nel giugno 2020, che prevedeva investimenti pubblici per 9 miliardi di euro e un target di produzione di 5 GW entro il 2030, per arrivare poi a 10 GW entro il 2035.

“Abbiamo bisogno di un massiccio sviluppo dell’idrogeno, poiché l’industria siderurgica ne richiederà da sola un quantitativo 5 volte maggiore rispetto a quello fino ad oggi ipotizzato per tutti i comparti hard-to-abate” ha dichiarato nei giorni scorsi in una conferenza stampa a Berlino il Vice Cancelliere tedesco Robert Habeck, secondo la cronaca della testata Euractive.

Per raggiungere questo obbiettivo, il nuovo Governo aumenterà – all’interno di un nuovo pacchetto legislativo in previsione la prossima primavera – il target produttivo fissato per il 2030, portandolo da 5 a 10 GW.

Inoltre, Habeck ha espresso la volontà di accelerare l’assegnazione delle risorse (8 miliardi di euro) stanziate per l’IPCEI idrogeno e di definire ulteriori incentivi nella forma di ‘Carbon Contracts for Difference’ che consentirebbero alle aziende di ridurre il rischio sugli investimenti in nuove tecnologie relative all’H2.

Ma Berlino è pronta a muoversi anche in Europa, per spingere a favore di politiche incentrate sull’idrogeno verde. Se infatti l’UE ha già ammesso che la variante blu sarà fondamentale nella fase di transizione, e anche l’industria oil&gas tedesca preme per riconoscere il ruolo fondamentale dell’idrogeno prodotto da steam reforming del metano e CCS, Patrick Graichen, vice di Habeck, ha già chiarito che il Governo non intende rendere disponibile alcun tipo di sussidio per l’H2 di origine fossile.