La Russia punta su metano e nucleare per diventare un esportatore globale di H2: già nel mirino i mercati di Asia e Germania

La Russia intende sfruttare l’enorme abbondanza di gas naturale di cui dispone per diventare uno dei principali produttori ed esportatori mondiali di idrogeno, e per riuscirci punta anche sull’utilizzo di energia nucleare.

Lo ha dichiarato – secondo la cronaca riportata dal portale Argus Media – il vice primo ministro russo Alexander Novak intervenendo al recente Rohstoff Forum tra Russia e Germania.

L’obbiettivo di diventare uno dei principali player globali di questa nuova filiera industriale è fissato per il 2035 e – ha spiegato Novak – verrà perseguito investendo nello sviluppo delle tecnologie di produzione dell’H2 da gas naturale, con l’utilizzo dell’energia nucleare.

Sembrerebbe trattarsi, almeno stando alla ricostruzione fornita da Argus, di un modello ibrido tra quello dell’idrogeno blu, prodotto con steam reforming del metano e cattura della CO2, e quello dell’idrogeno cosiddetto viola, ovvero prodotto con elettrolisi dell’acqua alimentata però non da energia rinnovabile ma da energia nucleare.

Novak ha comunque aggiunto che la Russia lavorerà anche su altre modalità di produzione di idrogeno low-carbon e incentiverà lo sviluppo di una catena logistica e di trasporto dedicata all’H2, nonché la diffusione del vettore sia come combustibile alternativo per i trasporti pesanti sia come forma di stoccaggio nell’industria dell’energia.

Il Governo russo ha dimostrato di avere già le idee piuttosto chiare anche sui mercati di sbocco: da un lato i cospicui ed ‘energivori’ Paesi asiatici e, dall’altro, la Germania, con cui Mosca ha già avviato un dialogo mirato proprio a definire possibili forme di collaborazione che prevedano la fornitura di idrogeno di produzione russa a clienti tedeschi.

Berlino, nella sua strategia nazionale, ha infatti già messo nero su bianco che non sarà in grado di produrre in patria tutto l’idrogeno di cui il mercato interno avrà bisogno nei prossimi decenni e che quindi dovrà ricorrere all’import da fonti estere.

E se questa situazione potrebbe costituire un’opportunità interessante per l’Italia, che grazie alla rete di gasdotti di cui dispone potrebbe svolgere il ruolo di ponte tra i futuri hub di produzione di ‘green hyrdrogen’ che prevedibilmente nasceranno sulla sponda sud del Mediterraneo (grazie all’abbondanza di energia eolica a basso costo), inevitabilmente farà ‘gola’ anche a molti altri potenziali produttori di H2, specie quelli storicamente avezzi a politiche energetiche aggressive e spregiudicate, come certamente è la Russia.

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