La Russia vara il suo piano idrogeno mentre la Cina schiera il gigante Sinopec sul fronte dell’H2

Quasi tutti gli Stati del mondo si stanno muovendo, anche se con tempistiche e approcci differenti, sul tema dell’idrogeno. Non sono solo i Paesi europei ad aver definito proprie strategie in ambito H2: in Asia sono già al lavoro sia il Giappone che la Corea del Sud, e ora stanno arrivando nuove iniziative a riguardo anche da parte di due super-potenze come Russia e Cina.

Il Governo di Mosca, con un comunicato ufficiale, ha fatto sapere di aver approvato un piano idrogeno della durata di quattro anni, che costituisce il primo passo per la creazione di una nuova filiera ad alta tecnologia in Russia. Il documento – si legge nella nota – “prevede azioni mirate a sviluppare un quadro normativo adeguato e a definire le forme del sostegno pubblico ad attività di ricerca e progetti di sviluppo dell’idrogeno, nonché alla crescita del ruolo delle aziende russe in questo mercato internazionale ad alto potenziale”.

Una mossa inevitabile per il Cremlino: “Il mondo si sta muovendo verso un graduale abbandono delle fonti fossili e molti Paesi hanno già varato programmi di sviluppo di fonti alternative, compreso l’idrogeno. La struttura della domanda di energia sta cambiando e la Russia, in quanto esportatore, deve prendere in considerazione queste dinamiche”.

Secondo il Governo di Mosca, il Paese avrebbe grandi potenzialità anche nell’ambito dell’H2, grazie “alla sua vicinanza con i futuri mercati di consumo di Europa e Asia-Pacifico, al sua solida capacità scientifica e industriale e alla disponibilità di risorse naturali”. Per tali ragioni, l’esecutivo intende supportare lo sviluppo “di progetti pilota, compresa la costruzione di turbine e treni in grado di essere alimentati con mix di idrogeno e metano a anche la creazione di impianti per la produzione di idrogeno a zero emissioni”.

Nel frattempo la Cina, che – pur essendo oggi uno dei maggiori inquinatori al mondo – ha annunciato l’intenzione di diventare ‘carbon neutral’ entro il 2060, ha deciso di accelerare sull’idrogeno schierando in questo campo una della sue armi più potenti, ovvero la corporation statale Sinopec.

L’azienda, una delle principali major petrolifere del mondo, commentando i dati dell’ultima trimestrale ha rivelato che intende – riporta il Financial Times – “riallocare una certa quantità di risorse sulla catena dell’idrogeno”, sviluppando tutta la filiera, dalle stazioni di rifornimento alla produzione dell’H2 stesso.

Secondo un analista citato dal quotidiano economico britannico, l’obbiettivo della Repubblica Popolare è raggiungere l’egemonia nel comparto delle nuove tecnologie dell’idrogeno, come già sta facendo per quanto riguarda l’eolico e il solare. Una strategia mai esplicitata ma ormai evidente secondo diversi osservatori (di questo argomento si è parlato anche in un recente webinar organizzato dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale).

Sempre secondo la ricostruzione del Financial Times, il processo di transizione energetica in Cina richiederà investimenti nell’ordine dei 6,5 trilioni di dollari solo nei prossimi 3 decenni, esborso che Pechino spera di poter finanziare anche grazie al supporto che le potenzialità di generazione di cassa di aziende come Sinopec saranno in grado di esprimere.

Inoltre, la decisione di spingere sull’idrogeno sarebbe dettata anche dalla volontà di raggiungere una maggiore autonomia energetica riducendo la dipendenza dall’import di petrolio di origine estera.

Sinopec ha già iniziato a muoversi nei mesi scorsi rilevando una stazione di rifornimento di H2, la prima di una serie che dovrebbe raggiungere almeno i 1.000 impianti, nell’ambito di un piano del Governo il cui obbiettivo è arrivare ad avere un parco mezzi a idrogeno di oltre 1 milione di unità nel prossimo decennio.

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