La ‘vision’ di Saipem per avvicinare idrogeno e industria oil&gas

di Francesco Bottino

Rinnovabili si, ma sempre con nell’ottica di un’applicazione industriale, e attenzione crescente verso l’idrogeno, quello verde, vettore dalle grandi potenzialità che per affermarsi deve tuttavia superare ancora una serie di ostacoli e dotarsi di un’infrastruttura di distribuzione dedicata.

E’ su questa direttrice che Saipem ha impostato e sta sviluppando la sua transizione, come spiega in questa intervista esclusiva ad Hydronews Mauro Piasere, in azienda da oltre 25 anni e oggi COO (Chief Operating Officer) della divisione XSIGHT, nonché e Direttore Innovazione e trasformazione digitale per tutto il gruppo basato a San Donato Milanese.

Come sta evolvendo il modello di business di Saipem, nell’attuale contesto di transizione energetica?

La nostra è una società di grandi dimensioni, storicamente focalizzata sui servizi all’oil&gas, ma da alcuni anni abbiamo avviato un percorso di evoluzione che segue la transizione dell’industria energetica ormai in atto. Lo scopo è quello di poter proporre ai nostri clienti tradizionali una serie di soluzioni innovative in grado di ridurre l’impatto ambientale delle loro attività. In quest’ottica siamo ovviamente molto interessati alle rinnovabili, ma non vogliamo essere solo un mero realizzatore di impianti. Guardiamo piuttosto a progetti che prevedano sviluppi anche in ambito industriale, ovviamente in settori affini al nostro campo d’azione.

Il progetto AGNES, di cui recentemente siete diventati partner, risponde a questi requisiti?

Esattamente: AGNES prevede la creazione di un polo delle rinnovabili articolato, dove l’energia eolica prodotta non verrà semplicemente immessa in rete, ma servirà anche a generare idrogeno verde e ossigeno (utile per esempio alle attività di acquacoltura). Al momento l’iniziativa è in una fase ancora embrionale, ma ha già ottenuto riscontri molto positivi da parte di diversi stakeholder, e questo non può che farci piacere. Noi svolgeremo un ruolo di coordinamento tecnico, mentre la componentistica verrà fornita da aziende specializzate: per quanto riguarda gli elettrolizzatori, necessari alla produzione dell’H2 green sulla piattaforme offshore in Adriatico, abbiamo una collaborazione consolidata con NEL Hydrogen, anche se al momento tutti questi aspetti sono ancora da definire. In ogni caso, Saipem si occuperà poi di supportare le fasi di implementazione e di collaudo degli elettrolizzatori e degli altri impianti.

Che ruolo avrà l’idrogeno nelle strategie di Saipem?

Ormai stiamo seguendo molto da vicino questo settore, che riteniamo di grande interesse. L’idrogeno verde ha notevoli potenzialità innanzitutto come vettore energetico, per lo stoccaggio delle energie rinnovabili. Può essere infatti immagazzinato e poi utilizzato facilmente sia come combustibile, sia per produrre nuovamente energia elettrica quando necessario. Inoltre, per noi, riveste un particolare interesse anche in un’altra ottica: l’H2, infatti, è da sempre usato dalle raffinerie nel ciclo produttivo. Lo sviluppo di filiere di idrogeno green ci consentirebbe quindi di proporre ai nostri clienti una soluzione per ridurre l’impatto ambientale delle loro attività.

Come si svilupperà il vostro impegno nel settore dell’idrogeno?

Come detto, attualmente guardiamo a progetti di rinnovabili, e quindi anche di idrogeno, che possano avere una declinazione industriale nell’ambito dei settori della raffinazione, della petrolchimica e dei fertilizzanti.

Per il medio termine, invece, stiamo studiando con attenzione nuove tecnologie per la mobilità a idrogeno, soprattutto in relazione all’utilizzo delle fuel cell: ci sono ancora diversi ostacoli, di ordine tecnico e non solo, me in prospettiva crediamo che possa essere un ambito di applicazione dell’H2 dalle grandi potenzialità.

Infine, in un’ottica di più lungo periodo, valutiamo possibili impieghi della CO2 raccolta tramite i processi di CCS (Carbon Capture and Storage), tra cui la sua trasformazione in metano, proprio grazie all’utilizzo dell’idrogeno, creando così una catena del valore davvero circolare.

In Italia, ma non solo, si è acceso il dibattito sui ‘colori’ dell’idrogeno: qual è la vostra posizione?

Con l’impulso che stanno avendo le rinnovabili, e la conseguente diminuzione dei costi, ritengo ragionevole puntare direttamente all’idrogeno verde, senza dover passare da impianti per la CCS che sono molto costosi e che generano CO2 a cui poi bisogna trovare una destinazione.

La CCS è una tecnologia utile, a cui anche Saipem sta lavorando, ma destinata a mio modo di vedere a ridurre l’impatto di quei processi industriali in cui la creazione di anidride carbonica è inevitabile. Per l’idrogeno, invece, è possibile adottare metodologie produttive che eliminano la questione CO2 alla radice, quindi strategicamente punterei su quelle.

Al momento Saipem sta lavorando ad altri progetti relativi all’idrogeno?

Stiamo collaborando con Eni al progetto SEAREN, che prevede la produzione di idrogeno verde su piattaforme offshore, e che è stato candidato al programma europeo Horizon 2020.

Inoltre, con la divisione XSIGHT, stiamo sviluppando un tool digitale che utilizza l’intelligenza artificiale. Il programma, che si chiama X Hub, si basa sul concetto di ‘isola energetica’ e serve per compiere valutazioni di fattibilità tecnico-economica di progetti che prevedano un mix tra rinnovabili, gas e idrogeno.

Dal vostro punto di vista, come si sta muovendo l’Italia sul fronte dell’idrogeno?

E’ indubbio che l’attenzione, in questa fase, sia molto alta. Anzi, il rischio forse è quello di ‘vendere’ l’idrogeno come una soluzione immediata e valida per tutti i settori. Ma evidentemente non può essere così: gli ostacoli da superare sono ancora molti, primo fra tutti quello relativo ad un’infrastruttura di distribuzione. Se infatti l’attuale rete nazionale del gas potrebbe essere utilizzata con una miscela di metano e piccole quantità di H2, parlando invece di trasporto di idrogeno puro il discorso non regge più. Le condotte che passano nei centri abitati, per esempio, rispettano le regole di distanziamento dalla case e altri parametri di sicurezza studiati per il metano, ma non sarebbero più compliant se trasportassero H2, che ha caratteristiche intrinseche molto diverse. Sarà quindi necessario creare un nuovo quadro normativo e realizzare delle pipeline dedicate.

E per quanto riguarda invece le applicazioni dell’H2?

Penso che sarebbe più efficace una strategia basata sull’individuazione di alcuni settori specifici da cui partire, con la predisposizione di incentivi ad hoc: pensiamo al trasporto pesante, ambito in cui i mezzi a idrogeno potrebbero godere di esenzioni da imposte e pedaggi, oppure ai traghetti che coprono rotte predefinite di corto raggio, per cui la logistica dei rifornimenti sarebbe relativamente semplice. Infine, sicuramente il power: esistono già prototipi di turbine a idrogeno e la trasformazione delle centrali a gas sarebbe realizzabile senza grossi ostacoli e in tempi brevi.

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