L’americana H2-Industries realizzerà in Egitto un impianto ‘waste-to-hydrogen’ da 1 GW

L’azienda americana H2-Industries – basata a New York e specializzata nello sviluppo di soluzioni per la produzione di idrogeno e il suo trasporto tramite Liquid Organic Hydrogen Carriers (LOHC) – ha ottenuto dalla General Authority for Suez Canal Economic Zone (SC°Zone) l’autorizzazione preliminare alla realizzazione di un hub dell’H2 nell’area orientale di Port Said, uno dei principali scali marittimi del Mediterraneo.

Si tratta – come sottolinea la stessa H2-Industries in una nota – di uno dei primi progetti di questo tipo, ovvero basati sulla tecnologia cosiddetta ‘waste-to-hydrogen’: il nuovo impianto, della capacità di 1 GW, verrà infatti alimentato con 4 milioni di tonnellate all’anno di rifiuti organici e rifiuti plastici non riciclabili, che potranno arrivare anche via pare all’imbocco del Canale, dove appunto si trova Port Said. L’output previsto è di 300.000 tonnellate di idrogeno all’anno, ad un ‘levelized cost’ che l’azienda americana stima potrà essere pari alla metà di quello attuale dell’idrogeno verde prodotto tramite elettrolisi, e quindi inferiore anche al costo delle varianti blu e grigia dell’H2.

“Questo progetto costituisce una grande opportunità per trasformare le tonnellate di rifiuti che transitano per l’Egitto idrogeno rinnovabile e low carbon” ha commentato Michael Stusch, Executive Chairman di H2-Industries. “L’impianto ‘waste-to-hydrogen’ costituirà un elemento di svolta nel percorso per rendere l’H2 green economicamente competitivo, contribuendo non soltanto alla riduzione delle emissioni di CO2 ma anche alla riduzione di altre forme di inquinamento ambientale”.

Per quanto riguarda gli utilizzi dell’idrogeno prodotto nel nuovo hub, H2-Industries ipotizza che il vettore potrà essere esportato a livello internazionale con tecnologie già consolidate e anche tramite i suoi sistemi di stoccaggio LOHC, ma la stessa azienda aggiunge di poterlo anche impiegare, in combinazione con la CO2, per produrre gasolio sintetico (eDiesel) o sustainable aviation fuel (SAF).

L’iniziativa si inserisce peraltro nella strategia egiziana di produrre nell’area economica del Canale di Suez quantitativi crescenti di idrogeno verde da esportare poi verso i mercati europei.