L’idrogeno come elemento chiave per chiudere la circolarità del futuro mix energetico, secondo DBA Group

di Francesco Bottino

L’idrogeno come elemento chiave per chiudere la circolarità del futuro mix energetico sostenibile. È questo il ruolo assegnato alla molecola di H2 da DBA Group, storica realtà italiana, nata a Santo Stefano di Cadore (BL), quotata sul mercato Euronext Growth Milan di Borsa Italiana e specializzata nella consulenza tecnica, ingegneria, project management e soluzioni ICT per la gestione del ciclo di vita di opere e infrastrutture a rete ‘mission-critical’.

La visione sviluppata dall’azienda non è certo improvvisata, ma nasce da una consolidata esperienza nel campo della transizione energetica: “Ormai da alcuni anni abbiamo creato una nuova business unit dedicata proprio a questo argomento, per organizzare in modo strategico competenze relativa al tema energetico accumulate in molti anni di attività” spiega ad HydroNews Raffaele De Bettin, CEO di DBA Group. “Ci siamo sempre occupati dei servizi per la progettazione delle reti di trasmissione di energia, e per la progettazione delle stazioni di distribuzione di combustibili, collaborando con i principali operatori petroliferi, che ora si stanno convertendo ai fuel alternativi e sostenibili”.

Ed è proprio da questo percorso – prosegue De Bettin – che è nato il modello di economica circolare a cui si ispira da DBA: “Guardiamo idealmente a tutto il ciclo, dalla produzione dei vettori energetici fino al trasporto e alla distribuzione. E in questo scenario l’idrogeno ha un ruolo molto importante, come stoccaggio di energia e anche per l’utilizzo in diversi ambiti, dall’industria alla mobilità”.

“L’idrogeno consente di chiudere la circolarità sia in termini di materia che di energia” interviene Angelo Artuso, direttore operativo della Energy Transition Division di DBA Group. “Lo fa in quanto vettore energetico, da utilizzare laddove ciò abbia un reale senso industriale ed economico, ma anche come elemento intermedio per svolgere ulteriori passaggi di trasformazione, e pure come chiave per chiudere la circolarità della CO2, nella produzione di gas sintetico o di biometano”.

Ed è proprio l’e-NG che, secondo Artuso, potrà svolgere un ruolo essenziale come elemento di transizione verso il mix energetico del futuro: “Si tratta di un combustibile carbon neutral, che però essendo chimicamente identico al gas naturale di origine fossile, può essere utilizzato sfruttando le attuali infrastrutture”.

Nel contesto di tale scenario, DBA Group affianca i clienti occupandosi dell’ingegnerizzazione dei progetti, ma svolge anche una propria attività di R&D, collaborando con importanti realtà scientifiche come il Politecnico di Torino e L’Università di Roma Tor Vergata.

“Puntiamo molto sullo sviluppo delle tecnologie energetiche del futuro, e per esempio stiamo lavorando alla configurazione delle CER (Comunità Energetiche Rinnovabili) e degli strumenti IT abilitanti la flessibilità della rete elettrica nazionale, ambito nel quale finanziamo anche dei dottorati di ricerca” sottolinea De Bettin.

A livello operativo, la controllata DBA PRO. è impegnata in diversi progetti, come ricorda lo stesso Artuso: “Lavoriamo insieme a SETA (la società che svolge il servizio di TPL nella provincia di Modena; ndr) sulla mobilità terrestre a idrogeno, con la padovana H2C per la mobilità aerea avanzata (droni ad H2) e con NatPower H per la distribuzione dell’idrogeno in ambito nautico. Sono tutte situazioni – sottolinea il manager di DBA PRO. – nelle quali utilizzare idrogeno ha un senso operativo, poiché risolve problemi reali legati allo spazio di stoccaggio a bordo e al peso (minori rispetto alle alternative a batteria), nonché ai tempi di refueling decisamente più contenuti”.

Parallelamente, tramite GH2, DBA Group si sta occupando anche di progetti relativi all’utilizzo della geotermia come fonte energetica rinnovabile per la produzione di idrogeno verde: “Secondo noi – spiega Artuso – è una fonte ottimale, perché rispetta i requisiti europei di addizionalità, localizzazione geografica e correlazione temporale richiesti dal 2030 per la classificazione dell’idrogeno come rinnovabile, oltre ad essere costante e quindi a consentire di massimizzare l’utilizzo dell’elettrolizzatore aumentando l’efficienza e riducendo il costo finale dell’H2 prodotto. Stiamo già facendo uno studio di fattibilità per un progetto che sarà il primo in Italia di questo tipo”.

Sono quindi numerosi i fronti su cui DBA Group è attiva, in relazione all’idrogeno, e – come sottolinea De Bettin – “il mercato in questa fase è decisamente dinamico. Abbiamo mandato proposte a molti potenziali clienti, soprattutto nel settore dei trasporti pubblici, e sono convinto che a breve potremo iniziare a lavorare su nuovi progetti. Le occasioni ci sono e noi abbiamo un solido bagaglio di conoscenza che siamo in grado di mettere a disposizione degli sviluppatori”.

Allargando il discorso allo sviluppo della value chain nazionale dell’H2, secondo i due manager di DBA sicuramente gli incentivi pubblici servono, “ma sono efficaci quando intervengono su progetti che hanno comunque una loro logica industriale solida. In caso contrario, le iniziative difficilmente possono progredire, anche con l’utilizzo di risorse pubbliche”. In generale va poi rilevato – secondo De Bettin e Artuso – che al momento manca una visione strategica che vada oltre l’orizzonte temporale del PNRR: “Oggi ci sembra di poter dire che lo sguardo sia un po’ corto. Si pensa solo alla scadenza del 2026, senza ragionare su cose succederà dopo. Manca una prospettiva post-PNRR”.

PNRR che, peraltro, secondo Artuso, ha il limite di non aver posto vincoli precisi sull’origine delle tecnologie impiegate nei progetti finanziati, cosa che per esempio è stata inserita nel decreto Transizione 5.0. Questo può rischiare di favorire le tecnologie per l’idrogeno sviluppate in USA e Cina, che attualmente sono più competitive dal punto di vista economico. Quindi potremmo ritrovarci a finanziare con risorse pubbliche europee progetti che poi vanno a comprare la tecnologia al di fuori dell’UE, ripetendo un errore già fatto con il superbonus 110%”.

Per concludere, in ogni caso, è indubbio che l’Italia si stia muovendo sul settore idrogeno, “anche se è difficile – per De Bettin – capire se stiamo andando più lenti o se invece stiamo riuscendo a tenere il passo con gli altri Paesi europei, perché al momento non è facile riuscire ad avere una visione d’insieme in relazione ai vari progetti”.