L’idrogeno verde non basterà: per Shell anche in futuro saranno necessarie grandi quantità di H2 blu

Anche se, come molti analisti ritengono, dal 2030 l’idrogeno verde sarà più economico di quello blu, la variante dell’H2 prodotta tramite steam reforming del metano e CCS sarà ancora necessaria, e per di più in grande quantità.

Ne è convinto Paul Bogers, Vice President Hydrogen di Shell, che – intervenendo ad un podcast della testata specializzata Recharge – ha ricordato come l’industria della generazione elettrica avrà bisogno di un enorme quantitativo di energia rinnovabile per decarbonizzarsi, e quindi non avremo abbastanza solare ed eolico per produrre idrogeno verde sufficiente a saturare la futura domanda di H2.

Inoltre, se non si coglierà subito l’occasione di produrre idrogeno blu, lo scale-up di questo comparto, a cui tutti aspirano, potrebbe avere più difficoltà del previsto.

Secondo il top manager di Shell, piuttosto che fare una scelta di campo ideologica tra una o l’altra variante, il mercato dell’idrogeno trarrebbe maggiori benefici da un approccio pragmatico, basato sull’immediato utilizzo di grandi quantità di H2 blu e di piccole quantità di H2 verde (in relazione all’attuale capacità produttiva), con il ‘rapporto di forza’ destinato ad investirsi progressivamente nel corso degli anni.

Come emerso da un recente studio di BloombergNEF, gli investimenti nello sviluppo dell’idrogeno blu, proprio a causa delle future dinamiche di prezzo, avranno un senso, dal punto di vista economico, soltanto fino al 2030, dopo di ché saranno di fatto fuori mercato.

E proprio alla luce di questo scenario, Boger si è detto fiducioso che i primi impianti di produzione di H2 da steam reforming in Gran Bretagna potranno lavorare a pieno regime già entro il 2025, aggiungendo di ritenere che i siti di stoccaggio della CO2 e le relative tecnologie in Europa potrebbero sperimentare uno scale-up più rapido di quanto inizialmente ipotizzato.

Il tutto verrà accompagnato da una crescita, già in corso, del costo del carbonio nell’EU Emissions Trading Scheme, che renderà sempre più competitivo l’idrogeno blu rispetto a quello grigio.

La visione espressa da Bogers nel podcast di Recharge non intende ridurre o limitare il ruolo dell’idrogeno verde, su cui Shell sta puntando con progetti come NortH2 e Aquaventus, ma vuole piuttosto essere un’esortazione ai Governi a non vietare o ostacolare l’uso dell’idrogeno blu, come chiesto invece da alcune lobby delle rinnovabili e da alcuni gruppi ambientalisti.

“Credo sia fondamentale pensare ad un quadro di politiche olistiche, che contempli diverse strade per raggiungere lo stesso obbiettivo” ha concluso il dirigente di Shell.

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