Linde al fianco di H2 Green Steel nello sviluppo dell’acciaieria green di Boden

Linde collaborerà attivamente con H2 Green Steel allo sviluppo del polo siderurgico green che la start-up norvegese sta realizzando a Boden per produrre acciaio decarbonizzato grazie all’utilizzo di idrogeno verde.

La multinazionale dei gas tecnici investirà infatti circa 150 milioni di dollari per realizzare ed operare in proprio, presso il nuovo sito industriale svedese, una air separation unit (ASU) tramite cui fornire ad H2 Green Steel ossigeno, nitrogeno e argon.

L’impianto di Linde dovrebbe entrare in funzione nel 2026, parallelamente all’avvio delle attività dell’hub siderurgico di Boden.

“Stiamo seguendo con convinzione un percorso finalizzato ad accelerare la decarbonizzazione dell’industria siderurgica con la costruzione del nostro nuovo stabilimento di Boden. La separazione dell’aria è un elemento importante di questo lavoro, perché ci mette a disposizione una serie di gas essenziali al processo di produzione dell’acciaio” ha commentato Maria Persson Gulda, Chief Technology Officer di H2 Green Steel. “La tecnologia di Linde, unita alla sua esperienza operativa a livello globale e anche in Svezia, ci hanno portato a questa scelta”.

“Linde è impegnata a supportare la decarbonizzazione dell’industria attraverso progetti di alta qualità che possano sfruttare la nostra combinazione di asset, tecnologia ed esperienza” ha aggiunto Armando Botello, President Regions UK & Ireland and Europe North di Linde. “Siamo orgogliosi di poter collaborare con H2 Green Steel al suo pionieristico progetto consolidando la nostra presenza in una regione industriale in crescita”.

Ma la collaborazione tra le due realtà non si esaurisce con la air separation unit (ASU): tramite un accordo separato, H2 Green Steel ha infatti firmato con Linde Engineering un contratto EPC (engineering and procurement contract) relativo ad una pressure swing adsorption unit HIPURE™, che verrà utilizzata per recuperare in modo efficiente l’idrogeno contenuto nel gas che fuoriesce dalla fornace in cui viene prodotto il DRI, consentendo quindi di minimizzare le perdite di H2 e di aumentare l’efficienza complessiva del procedimento.