L’industria meccanica (rappresentata da Anima) ‘prenota’ un ruolo da protagonista nella hydrogen economy nazionale

Di Francesco Bottino

Milano – L’industria meccanica italiana è pronta per la transizione verso l’idrogeno – processo in cui sarà coinvolta con una duplice veste, da un lato di utilizzatore dell’H2 per decarbonizzare il proprio ciclo produttivo e dall’altro come fornitore di tecnologie e componentistica – ma per competere a livello internazionale ha bisogno di regole certe e di una burocrazia che agevoli lo sviluppo, invece di ostacolarlo.

A chiarire visione e obiettivi è Marco Golinelli, referente di Anima (Federazione delle Associazioni Nazionali dell’Industria Meccanica Varia e Affine all’interno del Sistema Confindustria) per l’energia presso Confindustria (nonché top manager del gruppo Wartsila; ndr), nel corso del convegno ‘Il ruolo dell’industria meccanica nella strategia nazionale ed europea per l’idrogeno’, organizzato dall’associazione nell’ambito della fiera MCE 2022, in corso a Milano.

Obbiettivo dell’evento – di cui HydroNews era Media Partner – è stato quello di mettere a fuoco le strategie delineate in tema di idrogeno dalle istituzioni pubbliche, analizzando il piano europeo e quello nazionale.

Per parlare del lavoro che Bruxelles sta facendo su questo fronte – dalla Hydrogen Strategy di luglio 2020 fino al Fit for 55 e al recente piano REPowerEU – è stata Patrizia Toia, Vicepresidente della Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia del Parlamento Europeo, con un intervento che ha approfondito il ruolo dell’H2 non soltanto come elemento essenziale nel processo di transizione energetica, ma anche come strumento ormai imprescindibile al fine di ridurre la dipendenza europea dalla fonti fossili di origine russa. L’eurodeputata ha poi sottolineato anche l’importanza di adottare un quadro regolatorio chiaro, in grado di agevolare lo sviluppo di questa filiera.

Dal piano continentale si è quindi passati a quello nazionale con Giancarlo Fiorito, della Segreteria tecnica del Ministro della Transizione Ecologica, che ha sottolineato come gli obbiettivi del PNRR ci impongano di accelerare lo sviluppo dei progetti, per rispettare le tempistiche dettate dall’UE.

Giulia Monteleone, Responsabile della Divisione Produzione, Storage e Utilizzo dell’Energia dell’ENEA, ha quindi concentrato l’attenzione sulle potenzialità dell’idrogeno come elemento in grado di sviluppare il cosiddetto ‘sector coupling’, favorendo integrazioni virtuose tra diversi comparti e consentendo alle energie rinnovabili di raggiungere destinazioni che altrimenti sarebbero precluse: “Pensiamo per esempio a settori industriali coma la ceramica, o come l’alimentare: in alcuni casi, semplicemente, servono temperature che un forno elettrico non è in grado di raggiungere” ha ricordato la dirigente dell’ENEA. “Ed è proprio in queste situazioni che l’H2 svolgerà un ruolo fondamentale, potendo essere impiegato in tutti quei processi in cui l’elettrificazione diretta non è tecnicamente fattibile, o comunque non costituisce l’opzione migliore”. In quest’ottica – ha aggiunto Monteleone – “elettrico e idrogeno non vanno visti come concorrenti, ma invece come alleati che possono agire in modo complementare per raggiungere l’obbiettivo della decarbonizzazione”.

Nel suo intervento, Golinelli ha quindi ribadito che le aziende dell’industria meccanica rappresentate da Anima si posizionano lungo le diverse fasi di sviluppo della filiera dell’idrogeno: “dalla produzione, alla componentistica, agli utilizzatori finali, dall’industriale al residenziale. Tutti questi settori sono quindi fortemente coinvolti nella transizione verso un mercato dell’idrogeno, prima di tutto come fornitori di tecnologie, ma anche in quanto consumatori di grandi quantità di energia”.

Per questo, Anima si propone come parte attiva nella costruzione di una strategia e di un mercato sostenibili, “partendo però da un presupposto” ha aggiunto Golinelli, ovvero che “la transizione verso l’idrogeno non implica la sostituzione del patrimonio tecnologico già esistente, ma piuttosto la creazione dalle fondamenta di una nuova filiera, che possa poggiare su di una visione di lungo periodo, caratterizzata da strumenti regolatori nuovi e dinamici, che possano al meglio consentire la diffusione e l’utilizzo del vettore idrogeno”.

Il tema normativo è fondamentale anche per l’industria meccanica: secondo il rappresentante di Anima, infatti, è necessario evitare gli sbagli del passato, “quando con il fotovoltaico, per esempio, abbiamo sviluppato la tecnologie senza coltivare però una filiera industriale completa”, ed abbiamo ottenuto come risultato una ‘migrazione’ di quelle produzioni verso oriente.

Per non ripetere questo errore – ha concluso Golinelli – non servono misure protezionistiche, “che certo non possono piacere ad un’associazione come la nostra i cui aderenti sviluppano una quota consistente del loro volume d’affari grazie all’export”, ma è assolutamente necessario una quadro regolatorio chiaro e stabile nel tempo: “Se le nostre aziende avranno certezza da questo punto di vista, allora saranno in grado di fare gli investimenti e di essere competitive e livello globale, grazie alla forza del loro know-how e della loro esperienza”.