L’IRENA affianca gli armatori nella decarbonizzazione e ‘mappa’ la futura geopolitica dell’H2

Inizio di 2022 decisamente dinamico per l’International Renewable Energy Agency (IRENA), che dopo aver firmato nei giorni scorsi un accordo di collaborazione con Enel Green Power focalizzato su rinnovabili e idrogeno verde, ha annunciato un’alleanza di analogo tenore con l’International Chamber of Shipping (ICS), l’associazione mondiale degli armatori (di cui a breve diventerà Presidente l’italiano Emanuele Grimaldi, che abbiamo intervisto nello Speciale Mobilità e Trasporti di HydroNews), e ha pubblicato anche il dossier ‘Geopolitics of the Energy Transformation: The Hydrogen Factor’ che analizza l’impatto della diffusione dell’H2 sulle dinamiche geopolitiche globali.

L’accordo con ICS, firmato dai vertici delle due organizzazioni – Francesco La Camera e Guy Platten – in occasione della dodicesima sessione dell’Assemblea IRENA 2022, si focalizzerà sulla decarbonizzazione dell’industria marittima introducendo tecnologie rinnovabili in questo settore chiave dell’economia mondiale.

ICS e IRENA organizzeranno uno scambio regolare di informazioni sull’offerta e la domanda di energia rilevanti per il settore marittimo e di dati sugli scenari dei carburanti futuri come idrogeno verde e ammoniaca, sia per gli stati nazionali che per l’industria marittima.

Con il nuovo accesso ai governi di 167 Paesi membri dell’IRENA, ICS spera che questo accordo possa stimolare gli investimenti in ricerca e sviluppo da parte dei decisori politici a rendere ampiamente disponibili sul mercato combustibili a zero emissioni di carbonio. L’associazione mondiale degli armatori ha infatti fatto presente alla COP26 che sono necessari quasi 5 miliardi di dollari per accelerare il cambiamento nella ricerca e sviluppo verso combustibili a zero emissioni di carbonio nel settore marittimo, poiché è necessario sviluppare molteplici tecnologie nascenti per raggiungere un’implementazione su larga scala. Il passaggio a combustibili alternativi come idrogeno, ammoniaca, biocarburanti ed elettrificazione da fonti rinnovabili potrebbe però ridurre dell’80% le emissioni del trasporto marittimo entro il 2050, come rilevato dalla stessa IRENA.

L’H2 diventerà quindi sempre più centrale anche nell’industria dello shipping, ma la sua diffusione – evidentemente – avrà un impatto diretto sugli attuali equilibri geopolitici, “modificando la geografia del commercio globale di energia e portando al consolidamento di nuovi centri di influenza in relazione alla capacità di produzione di idrogeno e al parallelo declino degli storici hub dell’oil&gas” scrive l’IRENA.

Nel suo dossier – scaricabile integralmente a questo link – l’agenzia prende in esame queste dinamiche, prevedendo che entro il 2050 il 30% di tutto l’idrogeno prodotto a livello globale sarà commercializzato tra Paesi diversi (cross-borders trade), una percentuale più elevata di quella che oggi caratterizza i volumi di import-export di gas naturale.

Inoltre, Paesi che non erano mai stati esportatori di prodotti energetici potranno diventare tali proprio grazie all’H2, anche per ad accordi bilaterali con i grandi consumatori occidentali già in via di definizione, modificando appunto la geografica del mercato energetico tradizionale.

“La diffusione dell’idrogeno verde porterà nuovi player sul mercato, modificherà le rotte di approvvigionamento e sposterà il potere geopolitico da un piccolo gruppo di Paesi (quelli dotati di risorse fossili; ndr) ad una più ampia platea di soggetti, comprese nazioni in via di sviluppo” ha spiegato il Direttore Generale di IRENA Francesco La Camera.