L’IRENA calcola il potenziale dell’Italia come ‘ponte’ per il transito di idrogeno tra Nord Africa ed Europa

di Francesco Bottino

L’Italia, al pari della Spagna, ha il potenziale per diventare un hub di transito dell’idrogeno green e dell’ammoniaca prodotti in Nord Africa e destinati ai mercati dell’Europa nordoccidentale.

Uno scenario su cui molti osservatori sono d’accordo, e che è stato delineato con una certa precisione anche dall’IRENA nel suo recente dossier ‘Accelerating hydrogen deployment in the G7: Recommendations for the Hydrogen Action Pact’, in cui l’International Renewable Energy Agency fotografa la situazione e il potenziale, in tema di H2, dei Paesi membri del G7 oltre ad individuare una serie di raccomandazioni per accelerare la sviluppo di un commercio globale di questa commodity.

Nel focus sull’Italia, viene innanzitutto evidenziato che al momento la pipeline di progetti nel Belpaese si attesta a 300 MW di elettrolisi, rispetto ai target definiti dal Governo di 1 GW entro il 2026 e 5 GW entro il 2030.

Il singolo progetto più grande è costituito dalla Puglia Green Hydrogen Valley, iniziativa promossa da Saipem, Alboran Hydrogen, Edison e Snam che prevede la realizzazione di tre impianti di produzione di idrogeno verde a Brindisi, Taranto e Cerignola (FG), per una capacità di elettrolisi complessiva pari a 220 MW, alimentati da circa 400 MW di energia solare fotovoltaica e in grado di produrre complessivamente fino a circa 300 milioni di normal metri cubi di H2 rinnovabile all’anno.

Tra gli altri progetti menzionati dall’IRENA, quelli di Saras e di Eni che – in partnership con Enel Green Power – installeranno nelle loro raffinerie (di Cagliari, Taranto e Gela) impianti di elettrolisi rispettivamente da 20 MW e 10 MW. Iniziative finanziate tramite il programma IPCEI Hy2Use.

Per quanto riguarda i costi di produzione dell’idrogeno rinnovabile in Italia, attualmente il report stima che il ‘levelised cost of hydrogen’ si attesti tra 4,30 e 8,5 dollari a Kg di H2 se prodotto con energia solare, e tra 7,4 e 10,3 dollari a Kg di H2 se prodotto con energia eolica onshore.

Valori che tuttavia, secondo IRENA, sono destinati a scendere del 60% per la produzione da fotovoltaico e del 30% per la produzione da eolico, entro il 2030.

Come detto, il dossier focalizza poi l’attenzione sul ruolo che la Penisola potrà svolgere in un futuro mercato globale dell’H2, attestandosi, al pari della Spagna, come Paese di transito tra i centri di produzione del Nord Africa e i mercati di consumo dell’Europa nordoccidentale, e anche tra la Spagna e l’Europa orientale.

Nei vari scenari ipotizzati dell’IRENA al 2050, l’Italia potrà importare dalla Spagna, via pipeline, un quantitativo di idrogeno verde compreso tra 1,5 e 7 milioni di tonnellate annue, a cui si aggiungeranno tra 1 e 4,5 milioni di tonnellate annue di H2 sotto forma di ammoniaca, importate via nave dal Nord Africa.

Volumi che verranno in larga parte re-esportati verso il resto d’Europa, insieme ad una parte della produzione interna che potrà essere anch’esse venduta sui mercati internazionali, secondo la International Renewable Energy Agency.