L’Italia nel 2050 importerà il 75% dell’idrogeno consumato: lo studio di WEC Europe

di Francesco Bottino

Per raggiungere la piena decarbonizzazione l’Europa dovrà importare da Paesi extra-UE oltre la metà dell’idrogeno necessario a soddisfare la domanda interna prevista per il 2050, percentuale che nel caso specifico dell’Italia salirà ben oltre il 50%, arrivando al 75%.

A dirlo è WEC Europe, divisione europea del World Energy Council che ha studiato a fondo la questione nel report ‘Decarbonised hydrogen imports into the European Union: challenges and opportunities’, realizzato dai Comitati europei del WEC in collaborazione con paesi potenzialmente esportatori e con l’OME – Observatoire Méditerranéen de l’Énergie

Il documento esplora i possibili futuri scenari in relazione al consumo e alla produzione di idrogeno decarbonizzato nell’Unione Europea, in linea con gli obbiettivi di riduzione delle emissioni di greenhouse gas (GHG), e individua in circa 60 milioni di tonnellate annue la domanda globale europea di idrogeno e derivati nel 2050.

Un quantitativo che il Vecchio Continente non riuscirà in alcun modo a produrre internamente: sarà quindi fondamentale sviluppare canali di import dai Paesi esportatori (in primis, ma non solo, il Nord Africa per l’H2 green e la Russia per l’H2 blu), poiché la produzione domestica – secondo WEC Europe – basterà a coprire appena il 20% della domanda europea nel 2030, e comunque meno del 50% nel 2050.

Una situazione che, in Italia, avrà contorni ancora più accentuati: secondo le stime di WEC Europe, la domanda nazionale di idrogeno raggiungerà le 700.000 tonnellate annue nel 2030, quando, grazie a 5 GW di capacità di elettrolisi installata la produzione domestica si attesterà a 200.000 tonnellate annue. Sarà quindi necessario importare 500.000 tonnellate di idrogeno all’anno.

Lo schema, pur con valori assoluti ovviamente maggiori, si ripropone anche nelle previsioni per il 2050, quando la domanda italiana sarà compresa tra i 6 e gli 8 milioni di tonnellate annue e la produzione, a fronte di 50-60 GW di capacità di elettrolisi, si attesterà tra 2,2 e 2,6 milioni di tonnellate. L’import si attesterà quindi in un range compreso tra 3,8 e 5,4 milioni di tonnellate annue.

Questo crescente flusso di importazioni di idrogeno, in ragione della sua posizione geografica e dalla ramificazione del suo network di gasdotti, potrà costituire un’opportunità per l’Italia, che intende candidarsi come hub logistico dell’H2. Un obbiettivo certamente raggiungibile, a patto – sottolinea WEC Europe nel suo report – di convertire almeno una porzione della rete di pipeline al trasporto di idrogeno e di consolidare le connessioni con le aree di produzione extra-europee.

Lo scenario immaginato dall’associazione, però, non presuppone soltanto lo sviluppo delle infrastrutture per l’importazione all’interno del continente: WEC stima infatti che i Paesi produttori, per poter esportare verso l’UE i 30 milioni di tonnellate annue di idrogeno necessari nel 2050, dovranno investire nella produzione e nel trasporto di H2 almeno 900 miliardi di dollari nei prossimi 30 anni, di cui 500 miliardi per impianti di produzione con varie tecnologie (elettrolisi, SRM con CCS e pirolisi) e relativi impianti di produzione di energia eolica e di approvvigionamento di gas naturale, e altri 200-500 per le infrastrutture logistiche: pipeline dedicate, terminal portuali e navi specializzate.

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