Livorno come hub portuale dell’idrogeno: i dettagli dello studio di The European House Ambrosetti

di Francesco Bottino

Livorno – La costa della Toscana, con al centro gli scali di Livorno e Piombino, ha tutte le carte in regola per proporsi come prima hydrogen valley marittimo-portuale italiana, puntando sullo sviluppo di una filiera completa dell’H2 che dovrà partire dalle applicazioni in qualche modo già pronte allo switch energetico per poi traguardare target di più lungo periodo, compresa la realizzazione, sulle banchine labroniche, di un terminal per l’import di idrogeno (e/o ammoniaca) via mare.

È questa, in estrema sintesi, la strada tracciata da The European House Ambrosetti, incaricata dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale – la prima AdSP italiana ad essersi mossa in modo così articolato e organico sul tema – di mettere a punto un Blueprint strategico sulla hydrogen valley della costa toscana.

Il lavoro – il cui obbiettivo è stato recentemente illustrato ad HydroNews da Antonella Querci, dirigente Sviluppo, Programmi Europei ed Innovazione dell’authority toscana e ribadito poi da Francescalberto De Bari, che dello stesso ente è Responsabile del Servizio Programmai Europei e Innovazione – è ancora in progress, e si concluderà entro inizio novembre con la presentazione del Blueprint definitivo, ma nel corso di un apposito evento tenutosi a Livorno Lorenzo Tavazzi e Alessandro Viviani, rispettivamente Partners Responsabile Scenari e Intelligence e Senior Consultant Innovation Hub di The European House Ambrosetti, ne hanno illustrato le principali risultanze, mettendosi quindi a disposizione di una nutrita platea di stakeholders per un confronto sui contenuti.

Il dossier di Ambrosetti propone un’approfondita disamina dell’attuale filiera nazionale dell’H2 e delle potenzialità che, nell’ottica di un suo ulteriore sviluppo, caratterizzano la Toscana, 6a regione manifatturiera con la presenza distretti ‘hard to abate’ come quello della carta e della chimica (che assorbono il 41% dell’energia utilizzata da tutta l’industria regionale) e in generale più ‘energivora’ della media nazionale (4,9 GWh contro 4,7 GWh), e in particolare il porto di Livorno, 3° scalo nazionale per movimentazione merci (con una storica vocazione per le commodity energetiche) e 4° per quella dei passeggeri.

Delineato lo scenario attuale, gli analisti della società di consulenza si sono concentrati sul futuro, prendendo in esame 12 potenziali ambiti di utilizzo dell’idrogeno e valutando, per ognuno di essi, il grado di fattibilità tecnica e la facilità di implementazione, per incrociare infine i due valori e individuare gli impieghi da considerare prioritari.

Tra questi, Ambrosetti indica il trasporto pesante in ambito portuale, la manovra ferroviaria portuale, il TPL, il cold ironing e il riscaldamento degli edifici portuali.

Per ognuno di questi ambiti individuati come prioritari, il report definisce gli obbiettivi, le stime di investimento, le opportunità di finanziamento legate al PNRR e ai diversi programmi europei e anche gli stakeholder da coinvolgere nelle progettualità.

Discorso analogo per gli ambiti di utilizzo che, incrociando gli indicatori di fattibilità tecnica e facilità di implementazione, risultano inseriti nella categoria di ‘priorità 2’ (trasporto passeggeri interregionale, trasporto stradale pesante, alimentazione di mezzi marittimi come aliscafi e distretto industriale cartario di Lucca) nonché in quella ‘priorità 3’ (trasporto ferroviario regionale e riscaldamento ad uso civile).

Ambrosetti mette quindi a fuoco anche le modalità di approvvigionamento di tutto l’idrogeno che sarebbe necessario ad alimentare le applicazioni menzionate, stimando che al 2025 la produzione potrebbe avvenire sostanzialmente in loco, prevedendo la generazione di H2 co-localizzata con le stazioni di refueling realizzate nell’ambito portuale (tramite elettrolizzatori da 500 Kw impianti fotovoltaici collegati, per un investimento complessivo 500.000 euro) e candidando anche il porto di Livorno ad ospitare uno dei progetti per l’installazione di elettrolizzatori fino a 10 MW previsti alla voce 3.1 del PNRR, per un investimento stimato di circa 10 milioni di euro.

Già al 2030, però, l’output generato da questo schema non sarà più sufficiente a soddisfare la domanda di questa ipotetica ‘hydrogen valley’ della costa toscana, rendendo necessario l’import da fonti esterne. E anche in questo caso – secondo Ambrosetti – il porto di Livorno potrebbe essere protagonista grazie alla realizzazione di un terminal per l’import di H2 via mare che potrebbe diventare un hub di riferimento per tutto il Mar Tirreno, prendendo spunto dal porto di Rotterdam, che punta a diventare il terminale europeo per l’importazione di idrogeno verde dal Nord Africa, dall’Australia e dal Sud America e – guardando all’Italia – anche al progetto promosso da Sapio, Hydrogen Park e AdSP del Mar Adriatico Settentrionale per rendere Porto Marghera un polo dell’idrogeno verde a livello nazionale ed europeo, “al fine – scrive Ambrosetti – di costruire sull’asse Livorno-Marghera la direttrice italiana dell’H2 green”.

Una strategia articolata, che prevede il progressivo coinvolgimento delle diverse filiere industriali toscane, anche esterne al perimetro portuale, ma che riserva comunque un ruolo centrale all’Autorità di Sistema, che secondo Ambrosetti potrebbe dare un contributo determinante nel dialogo con gli stakeholder, nella promozione e nel coordinamento della realizzazione di infrastrutture funzionali all’approvvigionamento e alla distribuzione di idrogeno, nella promozione di progetti di sistema per l’utilizzo di H2 anche in ambiti esterni al porto stesso e nell’agevolazione del trasferimento tecnologico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *