Maire Tecnimont: contratto con la giapponese JFE Engineering per la produzione di ‘idrogeno circolare’

Il gruppo italiano Maire Tecnimont porterà in Giappone la sua innovativa tecnologia per la produzione di ‘idrogeno circolare’, l’H2 generato tramite il ciclo dei rifiuti.

Lo ha rivelato Fabrizio Di Amato, fondatore e Presidente dell’azienda basata a Milano, nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa.

“Abbiamo siglato un accordo con JFE Engineering Corporation, che è il braccio operativo di JFE, una holding che ha sede a Tokyo” ha spiegato Di Amato. Obbiettivo della partnership sarà quello di “produrre carburanti avanzati e soprattutto quello che chiamo idrogeno circolare, a basse emissioni di CO2. JFE ha sviluppato questa tecnologia all’avanguardia per trasformare rifiuti in gas di sintesi e Maire, che con la sua controllata NextChem è attiva nella chimica verde e ha un’esperienza straordinaria nel creare impianti con la sua squadra di oltre 9mila ingegneri”.

NextChem ha messo a punto una tecnologia per produrre idrogeno low carbon partendo proprio dal syngas, il gas di sintesi che viene generato dal processo di lavorazione dei rifiuti solidi non riciclabili. Il sistema, al cui sviluppo commerciale lavorerà MyRechemical, newco lanciata dal gruppo Maire Tecnimont nei mesi scorsi, consente di produrre idrogeno a basso impatto ambientale utilizzando come materia prima i rifiuti non riciclabili, che vengono così reimmessi nel ciclo economico e sottratti alla loro ‘fine’ abituale che è l’inceneritore. Uno schema che quindi consente di ottenere un doppio impatto positivo sull’ambiente: da un lato la produzione di un combustibile a zero emissioni e dall’altro la riduzione del quantitativo di rifiuti che viene incenerito, processo quest’ultimo che genera significative quantità di CO2.

Maire Tecnimont sta lavorando con Eni per installare impianti basati su questa tecnologia, con cui produrre idrogeno da destinare al ciclo industriale delle raffinerie, negli stabilimenti del ‘cane a sei zampe’ di Marghera, Livorno e Taranto. Nella città pugliese l’H2 così generato potrebbe essere impiegato, oltre che nel processo di raffinazione petrolifera, anche per dare vita – ha rivelato Di Amato – “all’acciaio verde, senza ricorrere cioè all’energia fossile, nell’ambito del progetto di decarbonizzazione dell’acciaieria ex Ilva”.

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