Migliorini (European Energy): “I porti italiani sono hub ideali per lo sviluppo di progetti Power-to-X”

di Francesco Bottino

I porti italiano sono tra i luoghi più adatti per insediare i primi hub di produzione di idrogeno verde nel Belpaese.

Ne è convinto Alessandro Migliorini, Head of Italy di European Energy, azienda danese (è basata a Søborg) che – in patria – sta realizzando un grande progetto di Power-to-X per la produzione di e-metanolo. L’iniziativa prevede l’installazione di un elettrolizzatore da 50 MW fornito da Siemens Energy, alimentato da un parco fotovoltaico da 300 MW realizzato e gestito dalla stessa European Energy.

“Combineremo l’H2 generato con la CO2 sequestrata presso alcuni impianti di biogas, per produrre e-metanolo destinato ad applicazioni in ambito marittimo, principalmente nel porto di Esbjerg” spiega ad HydroNews Migliorini, che aggiunge: “Abbiamo già siglato un contratto di fornitura con Maersk, colosso marittimo danese che recentemente ha ordinato alcune nuove navi portacontainer in grado di utilizzare questo fuel sintetico per la propulsione”.

Un modello che, secondo il manager italiano, potrebbe essere efficacemente replicato anche nel nostro Paese, “dove ci sono grandi potenzialità ancora poco sfruttate. Basti pensare che, nonostante un irraggiamento ben maggiore di quello che mediamente caratterizza i Paesi del Nord Europa, in Italia il più grande parco fotovoltaico operativo raggiunge appena i 100 MW”.

Secondo Migliorini i porti della Penisola hanno tutte le carte in regola per poter diventare degli hub dell’H2 green e dei fuel sintetici da esso derivati: “Gli scali marittimi sono dotati di connessioni infrastrutturali che faciliterebbero la distribuzione dell’idrogeno, non solo verso utenze strettamente marittime ma anche a favore di altri user, come i mezzi portuali, i camion e i bus presenti nelle aree cittadine”.

Ovviamente, affinché questo scenario si realizzati, saranno necessari degli incentivi pubblici, “altrimenti chi produce energia rinnovabile avrà sempre la convenienza a venderla attraverso la rete, che, soprattutto con i prezzi attuali, garantisce remunerazioni molto maggiori”.

Secondo l’Head of Italy di European Energy, il modello da adottare deve essere strutturato per ‘fasi’: “Inizialmente si può partire con la realizzazione di un impianto di energia rinnovabile, la cui produzione servirà a decarbonizzare le utenze portuali e a fornire energia ai sistemi di shore-connection delle navi. Solo in un secondo momento si potrà installare anche un elettrolizzatore, per produrre H2 in quantità progressivamente crescenti, in linea con quelle che saranno le effettive richieste del mercato”.

Migliorini è comunque convinto che, nel giro di 5 anni, anche in Italia questo tipo di iniziative potranno vivere di ‘vita propria’ senza più bisogno di incentivi pubblici (pure essenziali per dare avvio al mercato), “senza considerare le ulteriori opportunità che si creeranno quando nascerà un mercato della CO2. L’anidride carbonica (sequestrata e stoccata dall’industria manifatturiera) si trasformerà da costo per le aziende a commodity con un suo valore intrinseco costituendo la base, insieme all’H2, per la produzione di e-fuel sintetici come l’e-metanolo”.

Quella che fa European Energy, in Italia, non è solo teoria: l’azienda ha già avviato interlocuzioni con potenziali partner e individuato possibili location per progetti di Power-to-X: “Stiamo ragionando sull’ipotesi di sfruttare parte dell’ex polo chimico Montedison di Terni, che dispone già di un’infrastruttura per la gestione dell’H2, e replicare un modello simile a quello che stiamo realizzando in Danimarca”. Inoltre, aggiunge Migliorini, ci sono i porti, ritenuti location ideali: “Abbiamo avviato interlocuzioni informali con Civitavecchia e Trieste”.

Ma il confronto riguarda anche possibili partner industriali. A differenza dei progetti relativi alle sole energie rinnovabili, che fino ad oggi hanno costituito il core business di European Energy, le iniziative che prevedono la produzione di idrogeno verde e di e-fuel presuppongono anche lo stoccaggio, la manipolazione e la distribuzione dei vettori energetici, e per questo l’azienda danese ha già stabilito un primo approccio con il gruppo Sapio, società lombarda che vanta un’esperienza ultracentenaria nella filiera dell’H2.  Ma European Energy guarda anche a potenziali end user, che secondo Migliorini si potrebbero individuare per esempio nei grandi gruppi marittimi, “come MSC. Per questo tipo di soggetti sarebbe conveniente investire direttamente nello sviluppo di una supply chain dei fuel green per lo shipping, di cui poi saranno i principali utenti. In tal modo potrebbero avere un maggior controllo sulla catena, limitando così l’impatto delle oscillazioni di mercato che oggi caratterizzano i combustibili tradizionali”.