Mitsubishi costruirà in Austria un impianto siderurgico a idrogeno per il gruppo Voestalpine

Il gruppo giapponese Mitsubishi Heavy Industries – il terzo produttore al mondo di equipment per l’industria siderurgica – sta realizzando in Austria un nuovo impianto per la produzione di acciaio a zero emissioni, alimentato a idrogeno.

Il sito, che sorgerà all’interno di uno degli stabilimenti del gruppo austriaco Voestalpine, inizierà ad operare nella prima parte del 2021 e sarà in grado di produrre 250.000 tonnellate di acciaio ‘green’ all’anno, utilizzando H2 al posto del carbone nel processo di riduzione del minerale di ferro.

L’impianto sarà infatti progettato per adottare il procedimento Direct Reduced Iron (DRI) – lo stesso degli impianti che Tenova installerà, sulla base di una tecnologia sviluppata dall’italiana Danieli, in Germania per Salzgitter e in Cina per HBIS Group – che, pur a fronte di una minor capacità produttiva rispetto agli altiforni tradizionali, richiede investimenti decisamente meno onerosi. Secondo la testata economica giapponese Nikkei, che ha riportato la notizia, il costo di un impianto di DRI è infatti meno della metà rispetto a quello di un nuovo altoforno.

Il fattore di competitività per questo tipo di soluzioni resta comunque legato al costo dell’idrogeno, che al momento in Giappone – secondo Nikkei – è pari a circa 100 yen per metro cubo, e che dovrebbe scendere fino a 10 yen a metro cubo per rendere l’acciaio ad H2 competitivo con quello tradizionale (che prevede appunto l’utilizzo del carbone nel ciclo produttivo).

Voestalpine non è comunque l’unica azienda siderurgica che si sta muovendo in questa direzione: oltre alle già citate Salzgitter e HBIS, che si sono affidate a Tenova per lo sviluppo di impianti di DRI alimentati a idrogeno, anche ArcelorMittal sta lavorando per inaugurare il primo sito produttivo ad H2 nel 2021, in Germania, così come il colosso tedesco Thyssenkrupp sta investendo nella tecnologia DRI a idrogeno.

Allo stesso modo anche i fornitori dell’industria siderurgica stanno guardando con crescente attenzione all’utilizzo di idrogeno: proprio Mitsubishi lo scorso ottobre aveva rilevato quote di un’azienda norvegese che realizza componenti per la produzione di idrogeno e avrebbe anche intenzione – secondo Nikkei – di investire in aziende produttrici di H2 in Australia e in altri Paesi che hanno buone potenzialità in questo ambito.

E, sempre nell’ottica di consolidare la propria posizione lungo tutta la catena del valore dell’idrogeno, Mitsubishi Heavy Industries ha anche annunciato di aver firmato un Memorandum of Understanding (MoU) con il colosso energetico norvegese Equinor (la ex Statoil), con l’obbiettivo di sviluppare nuove tecnologie per ridurre l’impatto ambientale delle attività oil&gas. La collaborazione si concentrerà in modo particolare sull’idrogeno e sulla CCS (Carbon Capture and Storage).

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