Navi a idrogeno: traghetti e Autostrade del Mare la ‘frontiera’ della sperimentazione

di Francesco Bottino

Il primo traghetto alimentato a idrogeno a svolgere attività commerciale sarà un mezzo della compagnia norvegese Norled, che entrerà in servizio a partire dal 2022 per trasportare sia passeggeri che auto riducendo del 95% le sue emissioni dannose.

Seppure in fase ancora sperimentale, l’impiego dell’idrogeno per la propulsione navale promette di essere un ‘game changer’, ovvero un fattore in grado di mutare completamente le dinamiche del settore, contribuendo in misura determinante a mitigare l’impatto ambientale dello shipping.

Un ambito di applicazione particolarmente adatto, in questo senso, sembra essere costituito dalle cosiddette ‘Autostrade del Mare’, e cioè i collegamenti marittimi per il trasporto di merci (spesso su camion o semirimorchi) e di persone via traghetto, in ragione della regolarità della tratta e quindi della maggiore facilità di installazione dei sistemi di stoccaggio e rifornimento di un nuovo combustibile, come l’H2.

Le Autostrade del Mare (Motorways of the Seas – MoS, in inglese), concetto definito dall’Unione Europea all’inizio degli anni 2000, hanno goduto nel corso degli anni di diversi interventi di sostegno pubblico, in Italia e in Europa, poiché hanno dimostrato di essere un utile strumento per ridurre l’inquinamento atmosferico. Semplicemente, la nave inquina meno di quanto farebbero tutti i camion e le auto che trasporta percorrendo il medesimo itinerario via strada.

Per quanto riguarda l’Italia, secondo gli ultimi dati messi a disposizione da RAM (Rete Autostrade del Mare) Spa – la società in-house del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (oggi rinominato Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili; ndr) che eroga i contributi nazionali al settore – nel 2017 hanno viaggiato via traghetto 1,5 miliardi di veicoli x chilometro, il 9% di tutto il traffico pesante nazionale, che ha evitato così di emettere 680.000 tonnellate di CO2, quantità analoga a quella prodotta dal traffico stradale di una città da 1 milione di abitanti per un intero anno.

Se quindi il contributo delle Autostrade del Mare, in termini di tutela dell’ambiente, era già evidente prima, ora molte iniziative mirano ed accrescere in modo esponenziale questo effetto benefico, decarbonizzando completamente le emissioni delle navi impiegate.

L’Europa è il centro nevralgico di questo sforzo, e uno dei progetti in fase più avanzata riguarda la Norvegia, dove la compagnia marittima Norled sta ultimando la costruzione del primo di una coppia di ferry alimentati a idrogeno liquido. Le due navi saranno lunghe circa 82 metri e potranno trasportare 300 passeggeri e 80 auto. Il gruppo internazionale Linde è stato incaricato, proprio in questi giorni, di fornire gli impianti per la logistica e il rifornimento dell’H2 liquido, ma anche di fornire lo stesso combustibile, che l’azienda produrrà utilizzando il suo nuovo elettrolizzatore (si tratterà infatti di idrogeno verde, generato tramite elettrolisi dell’acqua alimentata da energia rinnovabile) da 24 MW installato presso il Leuna Chemical Complex, in Germania. Il primo traghetto, che si chiamerà Hydra, dovrebbe debuttare in Norvegia nel 2022.

Sorgerà invece in Danimarca, entro il 2026, un nuovo impianto per la produzione di ammoniaca verde – l’ammoniaca ricavata dalla lavorazione dell’idrogeno prodotto con elettrolisi – che sarà destinata ad essere utilizzata come fertilizzante ecosostenibile ma anche, e soprattutto, come carburante alternativo per le navi.

E anche in questo caso in prima fila c’è un armatore di traghetti di rilievo europeo come DFDS, che opera una flotta di 50 mezzi tra ferry e ro-ro (navi destinate esclusivamente al trasporto di camion e semirimorchi). La compagnia, affiancata dal colosso marittimo connazionale Maersk e da altre aziende e istituzioni danesi, sta promuovendo questa iniziativa con lo scopo di produrre 50.000 tonnellate di ammoniaca verde rendendo il futuro impianto che sorgerà a Esbjerg un hub nordeuropeo per i fuel navali alternativi.

Se il Nord Europa è, come da tradizione, sempre molto attivo sul fronte della tutela ambientale, nella sperimentazione dell’idrogeno in ambito navale l’Italia non è rimasta con le mani in mano: Fincantieri dovrebbe completare nel corso di quest’anno la costruzione (a Castellammare di Stabia) dello Zeus (Zero Emission Ultimate Ship). Il prototipo, messo a punto dal gruppo cantieristico italiano con la collaborazione del Rina e di diverse Università, sarà dotato di un apparato ibrido (2 diesel generatori e 2 motori elettrici) da utilizzare come sistema di propulsione convenzionale, a cui si aggiungono un impianto di fuel cell da 130 Kw, alimentato da circa 50 kg di idrogeno contenuti in 8 bombole a idruri metallici (tecnologia già in uso sui sommergibili), e un sistema di batterie, che insieme consentiranno un’autonomia di circa 8 ore di navigazione a zero emissioni ad una velocità di circa 7,5 nodi. Il tutto con l’obbiettivo di comparare le diverse tecnologie di propulsione studiandone caratteristiche e peculiarità.

Recentemente i vertici del Rina, in un apposito evento digitale, hanno analizzato le dinamiche della decarbonizzazione con particolare riferimento al settore ‘marine’, confermando anche in tale contesto l’attenzione riguardo l’utilizzo di idrogeno e ammoniaca come vettori energetici sostenibili.

Particolarmente attento alle potenzialità dell’idrogeno si è dimostrato, nell’ultimo periodo, anche il gruppo Grimaldi di Napoli, uno dei principali player europei nel settore delle Autostrade del Mare. L’azienda, già a inizio del 2019, aveva annunciato la partecipazione del proprio terminal portuale di Valencia (Spagna) al progetto europeo H2PORTS, che prevede l’impiego di H2 per decarbonizzare l’attività dei mezzi di banchina, e più recentemente ha preso parte all’iniziativa denominata ZEPHyRO, una proposta di progetto europeo promossa dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale. In questo secondo caso, l’idrogeno verrà utilizzato per diversi scopi, tra cui l’alimentazione di un sistema di shore-connection a cui potranno allacciarsi due innovativi traghetti ibridi di Grimaldi, attivi sulla rotta Civitavecchia-Barcellona (una delle più classiche Autostrade del Mare mediterranee), per ricaricare le batterie di bordo grazie a cui queste navi possono evitare l’utilizzo dei generatori diesel durante la sosta in porto. Una lunga serie di iniziative che, grazie all’utilizzo dell’idrogeno sotto varie forme, puntano ad azzerare l’impatto ambientale delle navi e in particolare dei traghetti attivi sulle Autostrade del Mare, incrementandone ulteriormente il già riconosciuto contributo nella direzione di una riduzione globale delle emissioni dannose in atmosfera.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.