Nel 2024 gli investimenti in nuova capacità di elettrolisi cresceranno del 140% superando i 5 miliardi di dollari, secondo la IEA

In ragione di una forte crescita della capacità installata, ma anche dell’aumento del costo degli impianti, dovuto all’inflazione, nel corso del 2024 gli investimenti in nuova capacità di elettrolisi aumenteranno del 140% rispetto al 2023, superando i 5 miliardi di dollari.

La stima è contenuta nel report ‘World Energy Investment 2024’ appena pubblicato dalla IEA (International Energy Agency), secondo cui la maggior parte di questa nuova capacità entrerà in funzione nel corso dei prossimi anni e servirà a produrre idrogeno green destinato a sostituire il consumo dell’H2 fossile nelle industrie che tradizionalmente utilizzano questo feedstock nel loro processo produttivo. Questo tipo di investimenti – secondo la IEA – sono attualmente predominanti poiché sono percepiti come meno rischiosi rispetto a quelli relativi alla produzione di idrogeno per nuovi off-taker (come, per esempio, il settore della mobilità).

A guidare la corsa –  e la cosa non stupisce – è la Cina, che quest’anno registrerà una crescita del 140% catalizzando il 40% di tutti gli investimenti effettuati a livello globale per nuovi impianti di elettrolisi. In particolare, ricorda la IEA nel suo dossier, quest’anno entrerà in funzione un impianto per la produzione di idrogeno low-carbon e ammoniaca in grado di produrre ogni anno 32.000 tonnellate di H2, costato circa 900 milioni di dollari. Entro in 2026, poi, l’agenzia stima che in Cina saranno operativi oltre 20 impianti di elettrolisi con capacità superiore ai 100 MW, per una capacità aggregata di 6,9 GW.

Bene anche l’Europa, che sperimenterà una crescita del 120% su base annua, raggiungendo una quota di oltre 1/3 degli investimenti globali effettuati nel settore dell’elettrolisi durante il 2024. Tra i progetti principali la IEA segnala quello di GALP per la realizzazione di un hub a Sines, in Portogallo, con una capacità di elettrolisi di 100 MW (fornita da Plug Power; ndr) e una produzione annua di 15.000 tonnellate di H2, che costerà circa 270 milioni di dollari, e la realizzazione dell’acciaieria green di H2 Green Steel a Boden in Svezia, che presuppone investimenti complessivi nell’ordine del 7 miliardi di dollari e prevede l’installazione di elettrolizzatori per 700 MW forniti da thyssenkrupp nucera, joint-venture tra thyssenkrupp e l’azienda italiana De Nora.

Molti, tuttavia, sono i progetti che hanno registrato un incremento dei costi legato all’inflazione: al momento della FID, nel 2023, il Bad Lauchstädt Energy Park in fase di realizzazione in Germania prevedeva investimenti nell’ordine dei 230 milioni di dollari, il 50% dell’esborso stimato inizialmente dai promotori.

Gli investimenti in corso negli USA, pur in crescita del 120% rispetto al 2023 grazie al supporto del Clean Hydrogen Production Tax Credit (incentivo di 3 dollari per ogni Kg di H2 low-carbon prodotto), si fermeranno al 15% dell’ammontare complessivo a livello globale. Ci sono comunque diversi progetti di grande dimensione, come quello da 550 milioni di dollari che l’australiana Fortescue sta sviluppando in Arizona, per produrre 11.000 tonnellate all’anno di idrogeno a partire dal 2026. La stessa Fortescue, in patria, investirà quest’anno circa 150 milioni di dollari in due impianti di elettrolisi che dovrebbero entrare in funzione rispettivamente nel 2025 e nel 2028.

La IEA menziona poi il progetto NEOM Green Hydrogen, che prevede investimenti per oltre 8 milioni di dollari al fine di installare in Arabia Saudita 2,2 GW di elettrolisi (anche in questo caso forniti da thyssenkrupp nucera), e quello di ACME Group che in Oman investirà 480 milioni per un impianto di produzione di H2 che dovrebbe entrare in funzione il prossimo anno.