Niente elettrolizzatore nel porto di Ravenna: troppo stretti i tempi del PNRR

Il porto di Ravenna non realizzerà, come previsto nei piani originari dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Centro Settentrionale, un impianto di produzione di idrogeno verde, poiché le tempistiche previste dal PNRR – da cui arriverà una fetta rilevante dei fonti necessari ad implementare il nuovo hub energetico – sono incompatibili con quelle (più lunghe) necessarie per ricevere gli elettrolizzatori dai fornitori.

Così, l’ente portuale ha deciso di accantonare, almeno per il momento, l’idrogeno, e concentrare le risorse soltanto sul fotovoltaico.

A riferirlo, in un recente articolo, è la testata Staffetta Quotidiana, ma la notizia è stata poi ripresa anche da altri media specializzati nel settore marittimo-portuale, come Shipping Italy.

Il progetto, candidato al programma Green Ports previsto nell’ambito degli investimenti del Piano Nazionale di Riprese e Resilienza, prevedeva un esborso complessivo di circa 26 milioni di euro – di cui 11,8 coperti appunto dal PNRR – per l’installazione, in area portuale, di un parco fotovoltaico da 20 MW con cui alimentare un impianto di elettrolisi da 4 MW.

L’Autorità di Sistema Portuale, però, attualmente non ha ancora ordinato gli elettrolizzatori, e ormai i tempi non sarebbero più compatibili con quelli del PNRR, che prevedono che l’impianto finanziato debba essere completato entro il 31 dicembre 2025.

Lo stesso ente – secondo quanto riportato dai citati giornali online – ha infatti chiarito che “le tempistiche medie di fornitura degli elettrolizzatori della medesima tipologia di quelli ipotizzati nel progetto originario sono di circa 15 mesi dal momento dell’ordinativo”. Un tempo troppo lungo, evidentemente.

Pertanto, l’authority ha deciso “di scorporare dal progetto originario la realizzazione dell’impianto per la produzione di idrogeno e mantenere unicamente la realizzazione del campo fotovoltaico destinato all’autoproduzione dell’energia in ambito portuale”.

Questa modifica comporterò un aumento della capacità dell’impianto fotovoltaico nell’ordine dei 2 MW e un risparmio economico di 3,2 milioni di euro, motivo cui il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, approvando la cariante, ha ridotto il contributo PNRR a 10,4 milioni di euro.