Normativa per l’H2, il ministro Fratin detta le tempistiche: “Strategia nazionale entro l’estate e decreto tariffe a fine anno”

Il 2024 potrebbe essere un anno di svolta per l’idrogeno nel Belpaese: quest’anno, infatti dovrebbe essere pubblicata la tanto attesa strategia nazionale e dovrebbe vedere la luce anche l’altrettanto auspicato decreto tariffe, la misura in fase di definizione dal Governo per garantire un sussidio alla produzione di H2 green.

Lo ha confermato il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, intervenendo al Green & Hydrogen Forum 2024 organizzato a Milano da Il Sole 24 Ore.

Per quanto riguarda la strategia, “abbiamo portato a termine la raccolta dei pareri arrivati dagli stakeholder ed è in corso una fase di confronto nel contesto del tavolo tecnico avviato lo sorso gennaio. Ma sono fiducioso di arrivare ad un documento definitivo da pubblicare entro l’estate” ha detto Fratin.

Parallelamente, l’esecutivo è al lavoro sul decreto che dovrà introdurre incentivi agli Opex dei progetti di produzione di idrogeno verde, che dovrebbe consentire di ridurre il gap di costo tra questo vettore energetico e le alternative fossili, misura che per molti operatori è considerata essenziale per dare concerto avvio a questa filiera industriale nel nostro Paese.

“Ci sono anche in questo caso interlocuzioni con gli operatori, ma siamo in dirittura d’arrivo con lo schema di decreto, che poi dovrà essere inviato alla Commissione UE per l’approvazione, processo che solitamente richiede alcuni mesi”. Alla luce di tali considerazioni, il Ministro ha rivelato che si potrebbe ritenere soddisfatto “di arrivare all’emanazione del decreto, a valle del via libera di Bruxelles, entro la fine di quest’anno”.

Pichetto Fratin all’evento de Il Sole 24 Ore ha parlato anche del futuro mercato internazionale dell’idrogeno verde, ricordando che “L’Unione Europea prevede di produrre 10 milioni di tonnellate di H2 green internamente e di importare da fuori un quantitativo analogo di combustibile, entro il 2030”. Della quota di import prevista, secondo il titolare del MASE, “circa la metà arriverà dal Nord Europa, mentre per il resto bisognerà guardare a sud, e in questo contesto l’Italia potrà e dovrà svolgere un ruolo centrale. In quest’ottica stiamo già avviando dialoghi internazionali guardando all’Africa come potenziale produttore, come peraltro previsto dal Piano Mattei”.