Per BloombergNEF i progetti di idrogeno blu potrebbero essere fuori mercato già dal 2030

Entro il 2050 l’idrogeno verde, prodotto con elettrolisi alimentata da energia rinnovabile, sarà più competitivo di tutte le altre forme di idrogeno (compresa quella ‘grigia’) praticamente in tutto il mondo, e in diverse regioni, entro la stessa data, potrà anche essere più economico del gas naturale. Per di più, il ‘sorpasso’ sulla variante blu potrebbe già avvenire entro il 2030, e a quel punto i progetti per la produzione di H2 con steam reforming e CCS inizierebbero a non avere più una reale giustificazione economica.

Ne sono convinti gli analisti di BloombergNEF che, in un recente report, hanno studiato le possibili future dinamiche di prezzo della versione più green di questo vettore energetico.

Assumendo che l’attuale dinamica di scale-up prosegua in modo costante, in 15 dei 28 mercati studiati da BloombergNEF l’idrogeno verde potrà diventare più economico del ‘semplice’ metano entro il 2050, mentre lo sarà sicuramente rispetto all’H2 blu e anche a quello grigio – la variante tradizionale e più inquinante, ma anche la più economica per il momento – in tutti e 28 i mercati considerati.

Questo perché nel corso dei prossimi 30 anni, nella maggior parte dei cotesti presi in esame, il modello elaborato dagli analisti USA mostra un decremento del prezzo dell’idrogeno verde pari all’85%, che porterà il valore medio sotto 1 dollaro per Kg.

Una previsione del 13% inferiore a quella formulata alcuni mesi fa dalla stessa BloombergNEF, sempre per il 2050: la ragione di questa revisione al ribasso è l’ulteriore calo del costo dell’energia solare, la cui traiettoria discendente risulta essere ancor più ripida di quella immaginata nel recente passato.

“In futuro almeno il 33% dell’economia mondiale potrebbe essere alimentato con energia rinnovabile senza alcun aggravio di costi rispetto al mix energetico attuale, ma servirà un costante sostegno pubblico affinché la tecnologia si sviluppi abbastanza rapidamente e non resti indietro rispetto alle dinamiche di mercato” ha spiegato Martin Tengler, capo analista per l’idrogeno di BloombergNEF.

“Dal 2030, nella maggior parte dei Paesi del mondo, non avrà più molto senso, dal punto di vista economico, investire in impianti per la produzione di idrogeno blu, anche se d’altra parte resta il problema degli spazi per installare sufficienti potenze di solare ed eolico da destinare all’H2 green. Le compagnie che stanno sviluppando progetti di steam reforming e CCS hanno al massimo un decennio, prima di avvertire il colpo” (‘to feel the pinch’ scrive Bloomberg, letteralmente “sentire la morsa”).

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