Per JP Morgan impossibile arrivare a net-zero nel 2050: “Le condizioni sono cambiante, ci vorranno generazioni”

Il contesto globale è radicalmente mutato e i target di decarbonizzazione fissati dal mondo occidentale, già molto ambiziosi, appaiono ora impossibili da raggiungere nei tempi previsti.

Ne è convinta la banca d’affari JP Morgan, secondo cui gli sforzi attuati fino ad ora, a livello globale, per ridurre la dipendenza dai fuel fossili, sono stati in gran parte neutralizzati da inflazione, tassi di interesse, guerre in Ucraina e Medio Oriente.

Per JP Morgan – secondo quanto riferisce il Financial Times, che cita alcuni stralci di un dossier inviato dalla banca ai suoi clienti – la transizione energetica è un processo che richiederà diversi decenni, e non pochi anni, e l’obbiettivo ‘net zero’ non potrà essere raggiunto nel 2050, ma lo sarà forse “tra diverse generazioni”.

L’enorme mole di investimenti (tra i 3 e i 4 trilioni di dollari all’anno) necessari ad implementare un’effettiva transizione energetica si dovrebbero inserire in un contesto che oggi è completamente mutato, con tassi di interesse più elevati, debiti dei governi in forte crescita e un equilibrio geopolitico messo seriamente a rischio dalla crescente tensione in Medio Oriente e tra Russia e Occidente. Ragioni per le quali – secondo JP Morgan – molti Paesi stanno rinunciando ad attuare, almeno in questa fase, politiche energetiche più incisive (a titolo di esempio, viene riportata la decisione della Scozia di rinunciare alla riduzione delle emissioni di CO2 del 75% entro il 2030, obbiettivo ritenuto irraggiungibile).

Nello stesso report la banca americana mette poi in dubbio la previsione della IEA (International Energy Agency) secondo cui la domanda globale di petrolio raggiungerà il picco nel 2030, per poi iniziare a scendere, poiché le popolazioni dei Paesi emergenti acquisteranno sempre più auto e compreranno sempre più voli aerei.

Sempre in base a quanto riportato dal Financial Times, secondo JP Morgan la domanda globale di greggio dagli attuali 102-103 milioni di barili al giorno salirà fino a 108 milioni di barili nel 2030, che potranno diventare 110 milioni se aumenterà la costruzione di nuova capacità di produzione di energia eolica e solare e di veicoli a batteria (potrebbe sembrare un controsenso, ma la produzione di pannelli, pale eoliche e batterie ad oggi viene alimentata in gran parte da combustibili fossili).

Il quotidiano finanziario americano ricorda che JP Morgan ha investimenti sia nelle fonti fossili (con 101 miliardi di nuovi deal messi a segno nel 2021 e 2022) sia nella filiera delle tecnologie low-carbon (71 miliardi i deal nello stesso periodo).