Per Salerno (RINA) serve subito l’idrogeno blu: “Se puntiamo solo sul verde, la transizione la faremo forse tra 50 anni”

di Francesco Bottino

La transizione energetica deve partire subito, ma per avviarla è necessario utilizzare un mix di tutte le tecnologie disponibili, presenti e future. Altrimenti sarà impossibile raggiungere gli obbiettivi che ci siamo prefissati.

È questo il concetto alla base dell’intervento di Ugo Salerno, Presidente e Amministratore delegato del RINA, durante il convegno ‘Dante, il mare e le navi: viaggio verso la transizione ecologica di un Paese marittimo’, organizzato da Confitarma.

Il numero uno del gruppo genovese – parlando nello specifico di H2 – ha detto: “Se pensiamo di partire subito soltanto con l’idrogeno verde, e ci dimentichiamo dell’idrogeno blu, noi la transizione energetica la faremo forse tra 50 anni, quando ci saranno abbastanza energie rinnovabili da usare elettrolizzatori e fare solo idrogeno verde”.

Per Salerno, “noi oggi abbiamo bisogno di idrogeno blu, che vuol dire idrogeno fatto con la cattura della CO2, con emissioni che andranno progressivamente a scendere. All’inizio ci dovremo accontentare di abbattere la CO2 del 80-90%, poi arriveremo a zero”.

L’importante è muoversi subito, sulle tecnologie già pronte ma anche e soprattutto su quelle che ancora non lo sono: “In Italia, su questo fronte, rischiamo di essere già in ritardo. Il nostro è un Paese senza risorse energetiche, quindi il nostro obbiettivo deve essere quello di padroneggiare una filiera tecnologica, per poi poterla esportare in giro per il mondo. E non abbiamo tempo da perdere”.

L’AD del RINA ha quindi ricordato che l’industria si sta già muovendo, e che l’azienda genovese sta accompagnando questo percorso con le proprie competenze: “Con Snam, che gestisce la più grande rete di gasdotti d’Europa, stiamo lavorando per la verifica della compatibilità dei materiali con l’idrogeno. Il nostro network di pipeline è un asset fondamentale per poter trasportare e distribuire H2, inizialmente in mix col metano e poi anche in purezza”.

Ma le cose si stanno muovendo anche sul fronte degli utenti, e quindi degli operatori dell’industria hard to abate che, proprio grazie all’idrogeno, potranno ridurre le loro emissioni di CO2: “Insieme a Snam abbiamo seguito la fornitura di un mix di metano e H2 al 30% ad un impianto di forgiatura dell’acciaio di GIVA, che ha utilizzato il combustibile in un bruciatore tradizionale. Ovviamente – ha aggiunto Salerno – l’obbiettivo è quello di arrivare ad utilizzare soltanto idrogeno, con bruciatori appositi, ma per questo bisogna ancora lavorare molto dal punto di vista della tecnologia”.

Ci sono poi le applicazioni nell’ambito dei trasporti: ferroviari, con la collaborazione al progetto H2iseO di FNM, e marittimi, lo storico core-business del RINA, che insieme a Wartsila e ad ABB sta sviluppando un sistema per poter produrre idrogeno blu a direttamente a bordo delle navi.

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