Per Unem l’idrogeno blu è un ponte fondamentale verso l’obbiettivo ‘total green’

Unem (Unione Energie per la Mobilità) – la ex Unione Petrolifera che, “pur senza rinnegare oltre 70 anni di storia, nella sua ultima assemblea ha deciso di cambiare nome e di aprirsi alla rappresentanza, oltre che dei combustibili fossili tradizionali, anche dei prodotti energetici low-carbon” – ritiene che per lo sviluppo di un mercato dell’idrogeno “sia necessario adottare tutte le tecnologie disponibili”.

Lo ha detto Franco Del Manso, Responsabile Ufficio Rapporti Internazionali Ambientali e Tecnici di Unem, intervenendo al seminario online “Idrogeno per i trasporti”, svoltosi nell’ambito dell’evento OIL&NONOIL in corso a Verona.

“Non siamo d’accordo con l’ipotesi di utilizzare fin da subito solo idrogeno verde, perché il suo costo al momento è troppo elevato, e quindi un’impostazione del genere ritarderebbe di fatto lo scale-up del settore” ha sottolineato Del Manso.

“Ovviamente, nel lungo periodo, anche noi siamo focalizzati sulla versione ‘green’ – ha ammesso il dirigente di Unem – ma siamo convinti che il cosiddetto H2 blu, quello prodotto con steam reforming del metano e cattura e stoccaggio della CO2 (CCS), possa essere uno strumento fondamentale per favorire lo sviluppo di un mercato dell’idrogeno in tempi rapidi”.

A dirlo, secondo Del Manso, sono i numeri: “Oggi l’idrogeno grigio, che è largamente utilizzato nel processo di raffinazione, ha un costo di circa 1,5 dollari al kg, che con l’inserimento della CSS aumenterebbe soltanto di 0,5 dollari, arrivando a circa 2 dollari al kg per l’H2 blu. Si tratta di un valore competitivo, più basso dei 3 dollari che sono stati individuati da più parti come futuro target di costo dell’idrogeno verde, che oggi comunque ha un costo compreso tra i 5 e i 7 dollari a kg”.

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