Più investimenti per l’H2: l’appello dell’Hydrogen Council ai leader mondiali riuniti a Glasgow per la COP26

L’idrogeno potrà contribuire per il 20% al futuro mix energetico decarbonizzato al 2050, ma per centrare l’obbiettivo è necessaria una mole di investimenti ben maggiore rispetto a quella fino ad ora messa in campo (il gap supera i 500 miliardi di dollari) ed è fondamentale una stretta collaborazione tra soggetti pubblici e privati verso un obbiettivo comune.

L’Hydrogen Council lancia un appello sfruttando l’attenzione mediatica catalizzata dal tema della transizione energetica grazie alla conferenza COP26 di Glasgow, mettendo a disposizione una ricca serie di dati sulla filiera dell’H2 nel report ‘Hydrogen for Net-Zero A critical cost-competitive energy vector’ (messo a punto in collaborazione con McKinsey) e anche un set di ‘strumenti’ utili – a dire dell’organizzazione di cui fanno parte i CEO di oltre 120 aziende basate in 20 Paesi – per la definizione di politiche pubbliche mirate ed efficaci con il ‘Policy Toolbox for Low Carbon and Renewable Hydrogen’.

Secondo il report dell’Hydrogen Council, la domanda di H2 rinnovabile e low-carbon potrà aumentare del 50% entro il 2030, con un conseguente abbattimento di CO2 per un quantitativo equivalente a quello oggi emesso congiuntamente da UK, Francia e Belgio.

Dal lato dell’offerta, il report riferisce di un totale di 520 progetti di larga scala già annunciati a livello globale, per una capacità di elettrolisi superiore ai 90 GW e un volume di investimenti diretti nell’ordine dei 160 miliardi di dollari, di cui però solo il 13% (20 miliardi) ha già passato la final investment decision (FID), mentre il 40% (64 miliardi) si trova nella fase di studio di fattibilità o di front-end engineering and design (FEED). Una parte considerevole dei progetti, invece, è ancora in attesa delle autorizzazioni.

La cifra totale, 160 miliardi, è di per sé molto rilevante, ma neanche lontanamente vicina a quella che il dossier stima necessaria per raggiungere lo scenario ‘net-zero’, ovvero 700 miliardi di dollari di cui 300 miliardi per la produzione di idrogeno, 200 miliardi per le infrastrutture e altri 200 miliardi per gli usi finali.

Lo stesso Hydrogen Council riconosce che il gap calcolato, ovvero i 540 miliardi che dovrebbero essere investiti entro il 2030, costituisce un ammontare rilevante, ma si tratta comunque di un target raggiungibile: l’ammontare è infatti pari a un terzo degli investimenti effettuati complessivamente per lo sviluppo delle energie rinnovabili dal 2010 al 2019, e solo al 15% di tutti gli investimenti effettuati, nello stesso arco temporale, nel settore dell’upstream oil&gas.

In sostanza – sembra voler dira l’associazione ai potenti della terra riuniti in Scozia per parlare di clima e ambiente – l’obbiettivo è ambizioso me realizzabile, sa ci sarà davvero la volontà comune, di istituzioni e aziende private.

Ed è proprio su questa unità di intenti e di azione che si concentra la ‘call to action’ dell’Hydrogen Council.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *