Porti e gasdotti gli asset su cui l’Italia deve puntare per essere protagonista del mercato dell’idrogeno, secondo SRM

Una stretta cooperazione tra sponda Sud e sponda Nord del Mediterraneo favorirà lo sviluppo della filiera dell’idrogeno, e in questo scenario l’Italia potrà svolgere un ruolo fondamentale quale ponte di collegamento grazie alle connessioni infrastrutturali (gasdotti) e al suo network portuale che potrebbe diventare una porta di accesso per l’H2 prodotto in Nord Africa verso i mercati continentali.

È il quadro tracciato da SRM, centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo, nella terza edizione del suo dossier annuale MED & Italian Energy Report, dedicato proprio all’idrogeno e realizzato in collaborazione con ESL@Energy Center del Politecnico di Torino.

Il documento è stato presentato a Bruxelles dal Direttore Generale di SRM Massimo Deandreis e dal professor Ettore Bompard, Direttore Scientifico del ESL@Energy Center nel corso di un evento ‘ibrido’ a cui hanno preso parte anche diversi esponenti istituzionali.

SRM conferma che lo sviluppo di una hydrogen economy potrebbe costituire una prospettiva di business significativa per la regione del Mediterraneo, grazie all’elevato potenziale da rinnovabili, con impatti economici positivi per tutti i soggetti coinvolti, e soprattutto evidenzia come, “dagli scenari a medio termine (fino al 2040) emerge che, se è prevista un’elevata penetrazione dell’idrogeno (25% degli usi finali di energia), un approccio cooperativo tra le tre sponde (del Mediterraneo; ndr) consente di soddisfare la stessa domanda di idrogeno con una capacità installata complessiva di 36 GW, inferiore a quella richiesta se si adotta un approccio orientato all’autosufficienza da parte di ciascuna sponda, grazie a un migliore sfruttamento delle risorse disponibili nell’intera regione”.

Scenario in cui – si legge ancora nel dossier – “le interconnessioni esistenti per il trasporto del gas naturale possono svolgere un ruolo chiave nel sostenere la penetrazione dell’idrogeno e la creazione di un mercato mediterraneo dell’idrogeno verde, soprattutto perseguendo la strada del trasporto di idrogeno in forma di miscela col gas naturale”.

Un obbiettivo già ben presente nella vision del TSO italiano Snam, che ha fissato la rotta nel suo nuovo piano strategico e si è mossa attivamente rilevando dall’Eni una quota dei gasdotti che collegano Algeria e Tunisia con il Sud Italia.

Con riferimento al nostro Paese, infatti, secondo SRM “la massima importazione potenziale di idrogeno attraverso i gasdotti potrebbe essere di 33,7 TWh/a (circa il 2,5% del consumo energetico finale totale dell’Italia nel 2019)”.

Ma, alla luce del “ruolo baricentrico tra il Sud e il Nord dell’Area Euro-Mediterranea” che l’Italia può svolgere “attraverso la realizzazione di un hub di collegamento per il trasporto e la distribuzione dell’idrogeno”, secondo l’analisi del centro studi di Intesa Sanpaolo anche i porti del Belpaese “possono diventare veri e propri punti di rifermento” per quanto riguarda la movimentazione di H2 e, grazie alle loro caratteristiche “in termini di dotazioni logistiche, prossimità a impianti industriali e connessioni internazionali si prestano in modo particolare ad ospitare delle ‘hydrogen valley’ ”.

Questa vision – che assegna agli scali marittimi il compito fondamentale di porte d’accesso per l’import di idrogeno in Europa – sta già diventando realtà in molte realtà del cosiddetto ‘Northern Range’ (Rotterdam, Anversa e Amburgo, solo per citarne alcuni), ma SRM riscontra una discreta attività anche nel nostro Paese, dove alcune Autorità portuali hanno avviato iniziative che guardano in questa direzione”.

È il caso, per esempio, di Genova, Livorno, Civitavecchia e Venezia, tutte impegnate in iniziative su questo tema, ma anche di altri porti italiani dove comunque il ‘dossier’ H2 è già sul tavolo dei vertici istituzionali locali.

“SRM con il terzo Rapporto sull’Energia ha concluso un primo triennio di ricerca che ha voluto rappresentare quanto fosse strategico questo comparto per il Paese” ha commentato Massimo Deandreis, Direttore Generale di SRM. “Abbiamo voluto tracciare un quadro dei nuovi orizzonti e delle nuove sfide che lo scenario competitivo ci chiama ad affrontare: investimenti in infrastrutture, miglioramento della sicurezza energetica, rinnovabili ed efficienza, più sostenibilità e attenzione a ciò che va sviluppandosi sul tema dell’idrogeno. Il PNRR rappresenta la base per iniziare un nuovo processo nel nostro Paese fondato sull’economia Green ed anche sulla sinergia che può instaurarsi con l’economia Blue, non ha caso abbiamo anche dedicato un capitolo alla portualità ed allo shipping. L’Italia deve essere pronta a giocare e vincere “The new game of Hydrogen”, è questa la nuova capacità da mettere in campo”.

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