Produzione di elettrolizzatori: la capacità globale raggiungerà i 60 GW entro il 2030 e il loro costo scenderà del 70%. Le previsioni della IEA

Nonostante l’attuale crisi energetica, il ‘momentum’ dell’idrogeno sta proseguendo, con un forte aumento della capacità di produzione di elettrolizzatori previsto a livello globale nei prossimi anni, che consentirà un drastico calo del costo di questi impianti, e un numero crescente di nuovi progetti relativi all’utilizzo di H2 in settori come l’industria pesante e i trasporti.

È uno scenario sostanzialmente incoraggiante quello tracciato dalla IEA (International Energy Agency) nell’edizione 2022 della sua Global Hydrogen Review, anche se il dossier – scaricabile integralmente a questo link – non manca di sottolineare la necessità di un più vasto e sistematico intervento delle istituzioni pubbliche per favorire lo sviluppo di una ‘hydrogen economy’ a livello globale.

Per quanto riguarda il consumo di H2, l’agenzia nella sua Global Hydrogen Review rileva che nel 2021 la domanda di questo vettore ha raggiunto complessivamente i 94 milioni di tonnellate (con una netta crescita rispetto ai 91 milioni di tonnellate de 2019), fabbisogno che tuttavia è stato soddisfatto quasi integralmente con idrogeno grigio e quindi inquinante. Lo scorso anno, infatti, è stato prodotto soltanto 1 milione di tonnellate di idrogeno low-carbon, la maggior parte del quale costituito comunque da H2 blu, e quindi generato con steam reforming del metano e cattura e stoccaggio della CO2.

Ma lo scenario potrebbe essere destinato a mutare rapidamente, sia a causa del repentino aumento del costo del gas naturale sia in ragione della prevista crescita della capacità globale di produzione di elettrolizzatori, che entro il 2026 secondo il report aumenterà di 6 volte rispetto agli attuali 8 GW, per raggiungere entro il 2030 ben 60 GW, se tutti i progetti annunciati ad oggi verranno effettivamente realizzati. Una dinamica che potrebbe portare anche – secondo la IEA – ad un calo del costo di questo tipo di impianti del 70% entro il 2030.

D’altra parte, considerando tutte le politiche definite dai Governi a sostengo di questo vettore, anche la domanda di idrogeno è prevista in forte crescita e, nelle previsioni della IEA potrebbe raggiungere entro il 2030 almeno i 115 milioni di tonnellate annue, che potrebbero diventare addirittura 130 milioni se gli Stati dovessero davvero rispettare tutti gli obbiettivi che si sono dati in termini di riduzione delle emissioni.

A conferma di quanto potrebbe aumentare il fabbisogno di H2 nei prossimi anni, l’agenzia cita anche il crescente numero di progetti in corso in diversi settori, come quello della siderurgia, dove si moltiplicano le iniziative che prevedono l’impiego di idrogeno ad un solo anno di distanza dalla prima sperimentazione di questo combustibile per la produzione di DRI (Direct Reduced Iron). Sul fronte dei trasporti, ricorda la IEA, in Germania sono già operativi su linee commerciali treni a fuel cell (e dal prossimo anno si svolgeranno le prime corse anche in Italia; ndr) e ci sono oltre 100 progetti pilota per l’utilizzo di H2 e derivati (come ammoniaca e metanolo) nello shipping, mentre nel settore del power le iniziative annunciate cubano una capacità potenziale di 3,5 GW che dovrebbe entrare in funzione da qui al 2030.

La produzione di idrogeno ‘a basse emissioni’ dovrà provare a tenere il passo, anche se non sarà facile: entro il 2030 potrebbe attestarsi tra i 16 e i 24 milioni di tonnellate annue, di cui oltre la metà costituite da H2 green generato da elettrolisi ed energia rinnovabile. E questo perché nello stesso arco temporale – sempre che tutti i progetti oggi in ‘pipeline’ vengano effettivamente portati a termine – la capacità globale di elettrolisi (da notare che, in questo caso, non si parla della capacità di costruzione di elettrolizzatori, ma della capacità di produzione di idrogeno di tutti gli elettrolizzatori installati e funzionanti in quel momento; ndr) potrebbe essere arrivata a 290 GW (dagli 0,5 GW del 2021)

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