Produzione di H2 green: a La Spezia prendono forma i progetti di Enel e Autorità di Sistema Portuale

di Francesco Bottino

La Spezia – Il Golfo dei Poeti, in Liguria, ha l’ambizione di diventare un hub nazionale dell’idrogeno: un proposito palesato nel corso del convegno ‘Green Hydrogen Gulf – Esperienze, opportunità e progetti’ organizzato da Distretto Ligure delle Tecnologie Marine (DLTM) e Ticass con il patrocinio dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale, durante il quale sono emersi anche maggiori dettagli su due progetti già in fase di definizione che prevedono la realizzazione di impianti di produzione di H2 green a La Spezia.

Nella città ligure le condizioni sono favorevoli, come sottolineato dal Presidente della port authority Mario Sommariva e dai due promotori dell’evento, il Presidente di DLTM Lorenzo Forcieri e la Presidente di Ticass Elisabetta Arato, che hanno concentrato rispettivamente l’attenzione sulle potenzialità del Golfo dei Poeti come hub dell’H2 e sull’importanza di procedere per step progressivi, sfruttando le opportunità di idrogeno grigio e idrogeno blu immediatamente disponibili a costi più competitivi, in attesa che anche la variante verde raggiunga livelli di prezzo accettabili, “obbiettivo che potrà essere raggiunto attraverso un sostegno pubblico, intervenendo soprattutto sul costo dell’energia che è la voce principale di cui si compone il costo finale dell’idrogeno verde”.

Nel frattempo, comunque, a La Spezia le cose prendono forma con due progetti che – almeno sulla carta – hanno un profilo già definito.

Il primo è promosso proprio dall’Autorità di Sistema Portuale e – come ha spiegato Federica Montaresi, Head of Special Projects, Innovation and Institutional Relations dell’ente – “fa parte dei 10 progetti che l’authority ha candidato al programma ‘Green Ports’, finanziato nell’ambito del PNRR”. L’iniziativa, la n.4, prevede la realizzazione di un impianto di produzione di idrogeno verde in ambito portuale, alimentato da un parco fotovoltaico (oggetto di un altro dei 10 progetti presentati dall’AdSP) e in grado di generare circa 20 Kg al giorno di H2, da distribuire a diversi potenziali user tra cui i gestori dei mezzi di piazzale ma anche gli operatori del TPL.

“Il progetto è soltanto un punto di partenza, e avrà carattere sperimentale, ma ci servirà per capire meglio quali potrebbero essere gli effettivi utilizzi dell’idrogeno in ambito portuale”.

Ma c’è un altro progetto che sta prendendo forma a La Spezia, relativamente all’idrogeno verde, e a promuoverlo, questa volta, è Enel Green Power: come ha confermato Lorenzo Ducci, Senior Commercial Officer, Hydrogen Business Unit dell’azienda energetica italiana, il phase-out dal carbone della centrale elettrica Enel della città ligure guarda anche all’idrogeno. Il progetto è in fase di valutazione di pre-fattibilità, ma i suoi contorni sono già ben definiti: “L’obbiettivo è quello di installare, entro il 2024, un elettrolizzatore in grado di produrre 200 tonnellate di H2 all’anno. L’impianto inizialmente sarà connesso alla rete, ma dal 2027 dovrebbe alimentarsi con un nuovo parco fotovoltaico che contiamo di poter realizzare in loco. Per quanto riguarda gli utilizzi dell’idrogeno – ha aggiunto Ducci – abbiamo già definito dei Memorandum of Understanding con l’Autorità di Sistema Portuale e con Fincantieri, ma siamo in contatto anche con Confindustria per individuare altri potenziali utenti nel tessuto produttivo del territorio”.

Il ruolo centrale dei porti nel processo di consolidamento di una filiera nazionale dell’H2 è stato sottolineato anche da Dina Lanzi, Head of Technical Business Unit Hydrogen di Snam, e da Andrea Bombardi, Carbon Reduction Excellence Executive Vice President del gruppo RINA, che ha ribadito la necessità di pensare fin da ora a come attrezzare i nostri porti per renderli non soltanto degli hub di produzione e distribuzione di idrogeno, ma anche dei terminal per l’import di questo vettore energetico via mare, in purezza o sotto forma di ammoniaca: “Se vogliamo soddisfare tutta la futura potenziale domanda di idrogeno con la variante verde e rinnovabile, dovremo acquistarne una quota considerevole dai Paesi dove l’energia rinnovabile costa meno, in Medio Oriente o in Nord Africa ma anche in aree ancor più lontane, come il Cile o l’Australia. E per farlo, i nostri scali dovranno essere attrezzati a ricevere e gestire questa nuova tipologia di commodity energetica”.

Durante il convegno spezzino si è poi parlato anche di tecnologie e applicazioni che potranno favorire la diffusione dell’idrogeno in ambito portuale e non solo: Daniela Gentile, SVP Innovation & Quality di Ansaldo Energia, ha ricordato il percorso dell’azienda in questo settore, con la produzione di turbine per centrali elettriche che già oggi sono in grado di bruciare anche idrogeno in percentuali elevate, e ha ribadito la volontà della società di mettere a frutto le competenze ingegneristiche e tecnologiche acquisite in anni di leadership nei sistemi a gas naturale per entrare nel mercato della produzione di impianti di elettrolisi.

Gianni Grasso, Business Development Manager di ASG Superconductors, ha invece illustrato le potenzialità dell’integrazione tra impianti di trasporto di idrogeno liquefatto e cavi superconduttori di energia elettrica, che costituiscono il core-business dell’azienda ligure: “Trasportare idrogeno in forma liquida ha un costo molto elevato, perché il vettore deve essere mantenuto ad una temperatura inferiore ai -250 °C. Ma quella è anche le temperatura a cui devono essere mantenuti i superconduttori per esprimere la loro caratteristica principale, ovvero quella di azzerare la dispersione di energia. Accoppiare quindi in un unico condotto le due tecnologie consentirebbe di sfruttare al massimo i semiconduttori i quali, trasportando energia, ripagherebbero il costo di mantenimento dell’idrogeno sotto i -250 °C”.