Produzione, mobilità e hydrogen valley: è sempre più orientato all’H2 il business di DBA Group

di Francesco Bottino

Con lo sviluppo di una filiera nazionale dell’idrogeno, cresce il numero di aziende che – grazie ad una solida esperienza in comparti energetici affini – si concentrano sempre più su questo nascente mercato.

È sicuramente il caso di DBA PRO, società operativa di DBA Group, azienda basata a Villorba (Treviso) e attiva a 360 gradi nei servizi di ingegneria e nella consulenza IT con una previsione fatturato per il 2021 di circa 79 milioni di euro, un team di 700 persone, di cui 460 in Italia, e 21 sedi, di cui 9 all’estero.

“Recentemente abbiamo costituito la nuova business unit Energy Transition e, al suo interno, un gruppo di lavoro dedicato proprio all’idrogeno, segmento che nell’ultimo anno e mezzo ha subito una forte accelerazione” spiegano ad HydroNews Angelo Artuso, direttore operativo della nuova divisione, e Giovanni Zanchetta, project manager e responsabile del team H2.

Gli incarichi in questo ‘giovane’ filone di attività non mancano per DBA, che ha per esempio assistito l’Eni nello sviluppo della sua prima Hydrogen Refueling Station di Mestre.

“Sfruttiamo le nostre storiche competenze in tema di energia e di distribuzione dei carburanti, concentrando sempre più l’attenzione sui fuel innovativi e sostenibili come il GPL, il GNL e ora appunto l’idrogeno”.

Se questo è l’obbiettivo, l’approccio si basa su una visione integrata e su un’offerta conseguente: “Sviluppiamo internamente tutti i servizi di ingegneria occupandoci di ogni aspetto: civile, impiantistica, antincendio ecc.. come abbiamo fatto per esempio per la fuel station di Eni e Mestre” ricorda Artuso. “Ma offriamo anche un servizio di consulenza più ampio: ci proponiamo come facilitatori delle iniziative, in grado di coinvolgere anche eventuali nuovi partner e di seguire tutti gli aspetti di sviluppo di un ecosistema dell’idrogeno, come le hydrogen valley”.

Se infatti la mobilità resta il ‘core business’ di DBA, anche quando si parla di idrogeno, l’azienda guarda con attenzione anche ad altri utilizzi di questo vettore energetico, in ambito industriale e anche domestico, e mette poi al servizio dei clienti le sue competenze specialistiche in relazione all’individuazione e al reperimento dei fondi pubblici a sostegno dei progetti, sia di carattere nazionale sia europeo.

Entrando nel dettaglio delle iniziative concrete a cui DBA sta lavorando nel settore idrogeno, l’attenzione torna sulla HRS da poco inaugurata dal ‘cane a sei zampe’ in provincia di Venezia, la prima aperta al pubblico in un contesto urbano.

La stazione di rifornimento di H2 inaugurata da Eni e Mestre

DBA in questa occasione – come ricordano i due manager dell’azienda veneta – ha seguito tutte le fasi dell’intervento, caratterizzato dal re-building di una stazione di rifornimento già esistente: “Dallo studio di fattibilità all’ottenimento dei permessi al progetto esecutivo, fino alla direzione lavori e alla gestione della sicurezza”.

Il rifornimento dell’impianto, la cui tecnologia è stata fornita da Linde, avviene per mezzo di carri bombolai. “Era stata valutata anche l’installazione di un elettrolizzatore per la produzione in loco dell’H2, me c’erano una serie di problematiche connesse alla disponibilità di energia e allo spazio, che era limitato trattandosi di una struttura preesistente”.

La nuova HRS – che ha una capacità di stoccaggio di 400 Kg di idrogeno ed è attualmente configurata per garantire 10 rifornimenti completi auto e 1 completo bus, ma potrà adattarsi alle future esigenze del mercato e delle flotte per il trasporto pubblico e dei rifiuti – è in fase di collaudo “e sarà pronta per aprire i battenti al pubblico entro la fine del mese”.

Molte delle altre iniziative su cui DBA sta lavorando, in tema di H2, sono ancora coperte da clausole di riservatezza – “stiamo per esempio sviluppando una piccola hydrogen valley in area alpina: sarà un sistema chiuso che sfrutterà le rinnovabili facilmente accessibili in loco con cui produrre idrogeno che verrà utilizzato per decarbonizzare la mobilità ma anche per alcuni impieghi industriali sempre nell’area” – ma in generale, assicurano Artuso e Zanchetta, “dopo una prima fase caratterizzata principalmente solo da studi di fattibilità, ora stiamo notando che diversi progetti sono entrarti nella fase realizzativa”.

Uno sviluppo che certo non sorprende DBA: “Vediamo una dinamica simile a quella già sperimentata con il GNL, che quando è partito poi ha avuto una diffusione capillare piuttosto rapida. Immaginiamo che con l’idrogeno potrà essere lo stesso: i progetti in corso sono già molto numerosi”.

Ovviamente in questo scenario un ruolo determinante sarà svolto dai programmi di sostegno pubblico: “Le risorse ci sono, sia a livello europeo sia italiano, ma forse manca ancora un’attenzione adeguata alla domanda”.

Oltre ed incentivare la produzione di idrogeno, secondo Artuso e Zanchetta, sarà infatti determinate agire anche sul lato del consumo: “Oggi utilizzare H2 al posto di combustibili tradizionali risulta decisamente più costoso, quindi è necessario un intervento che renda la scelta di passare a questo fuel green, da parte degli utenti, economicamente sostenibile”.