Progetti, risorse e normativa: la IEA ‘fotografa’ la situazione italiana dell’idrogeno

di Francesco Bottino

L’Italia è uno dei Paesi più attivi a livello europeo in termini di progetti di ricerca e sviluppo in materia di idrogeno, ma manca ancora una strategia nazionale sull’H2.

A fare il punto, sul Belpaese come su molti altri Stati del mondo, è la IEA (International Energy Agency), che nell’ambito dell’Hydrogen Technology Collaboration Programme (Hydrogen TCP) ha appena diffuso il suo ‘annual report 2021’.

Come detto, il dossier prende in esame lo stato di avanzamento delle politiche e delle attività di ricerca in tema di idrogeno in numerosi Paesi del mondo, e per quanto riguarda l’Italia fa notare innanzitutto la mancanza di una strategia nazionale, di cui al momento sono state pubblicate solo le Linee Guida nel 2020, anche se al tema H2 il PNRR approvato lo scorso anno ha stanziato risorse considerevoli, pari a circa 3,6 miliardi di euro, e la partecipazione delle industrie nazionali alle prime due call del programma IPCEI è stata elevata.

Ci sono poi stati altri passaggi normativi, come la modifica – realizzata nelle scorse settimane – della regolamentazione sulle caratteristiche chimiche e fisiche, e sulla presenza di altre componenti, nel flusso del gas, che consente l’immissione di idrogeno fino al 2% nella rete nazionale del gas naturale.

Ma in Italia anche le attività di ricerca e sviluppo procedono a ritmi sostenuti: il nostro – secondo il report della IEA – è infatti uno dei Paesi europei con il più alto numero di progetti di R&D sull’idrogeno finanziati: sono in tutto 160 le iniziative, con 120 beneficiari nazionali, ad aver ricevuto fondi dalla FCH JU2 (Fuel Cell and Hydrogen Joint Undertaking) nel periodo 2008-2020, per un corrispettivo complessivo di 107 milioni di euro.

Il report segnala poi 5 progetti finanziati da programmi nazionali per 8,5 milioni di euro, e la già citata partecipazione di aziende tricolori alle prime due ‘waves’ del programma IPCEI, dedicate rispettivamente alle tecnologie e all’industria ‘hard-to-abate’.

La IEA passa poi in rassegna alcuni dei principali progetti relativi all’idrogeno già annunciati e in fase di sviluppo sulla penisola, tra cui: H2iseO, che ha già ottenuto fondi del PNRR ed è stato selezionato anche per l’Innovation Fund europeo; AGNES, che prevede di produrre idrogeno verde nel porto di Ravenna, sia offshore (5 MW) che onshore (100 MW); Puglia Green Hydrogen Valley, in cui verranno realizzati 3 impianti di produzione di H2 green a Brindisi, Taranto e Cerignola per una capacità di elettrolisi complessiva pari a 220 MW; il progetto Innovation Hub for Hydrogen di Carlentini, in Sicilia.

Appare dinamico, dal report della IEA, anche il comparto delle infrastrutture destinate al rifornimento di idrogeno per mezzi stradali: sono attualmente 5 le HRS (Hydrogen Refueling Stations) già realizzate in Italia. La prima – e più nota – è quella pubblica di Bolzano, che nel 2021 ha operato al servizio di 12 bus e 10 auto a fuel cell, 3 stazioni di rifornimento private a Milano, Sanremo e Capo d’Orlando.

Altre stazioni di rifornimento sono poi state costruite ma non sono ancora operative, tra cui quelle dell’Eni e Milano San Donato e Mestre (quest’ultima però è già stata inaugurata ed è ormai prossima ad entrare in attività), mentre 5 HRS verranno realizzate nell’ambito del progetto europeo LIFE Alps Project lungo l’autostrada A22 (Modena-Brennero) e una sarà costruita nell’area industriale di Terni.

Infine, l’International Energy Agency ricorda che diversi player industriali italiani hanno già manifestato il loro interesse a partecipare ad iniziative di sviluppo della value chain dell’idrogeno, relativamente per esempio alla realizzazione di una gigafactory di elettrolizzatori, al blendig di H2 e metano nella rete nazionale del gas e all’introduzione dell’idrogeno nel ciclo produttivo dell’acciaio.