Quanto valgono e come sono strutturate, oggi, domanda e offerta di idrogeno in Italia

di Francesco Bottino

Si parla sempre di come evolverà nei prossimi anni e decenni il mercato dell’idrogeno, dalla produzione al consumo da parte di diversi utenti finali.

Ma quanto vale e com’è strutturata, oggi, la domanda di H2 in Europa e in Italia? Da quali settori proviene? E quali caratteristiche ha invece l’offerta?

Le risposte a queste domande sono contenute nella mappa interattiva pubblicata sul suo sito dal Fuel Cells and Hydrogen Observatory (FCHO), osservatorio creato dalla Fuel Cell Hydrogen Joint Undertaking (FCH JU) per fornire dati, statistiche e analisi.

Lo strumento, consultabile a questo link, consente di approfondire i dati relativi ad ogni Paese dell’UE: ‘zummando’ sullo stivale, si rileva come la domanda annuale di idrogeno in Italia ammonti a 552.240 tonnellate (non viene specificato, ma si parla principalmente di idrogeno grigio; ndr). Per la gran parte, ovvero 423.858 tonnellate all’anno, si tratta di idrogeno prodotto e consumato dalle raffinerie, che storicamente utilizzano questo gas all’interno del loro processo produttivo.

Segue, come fonte di domanda di idrogeno, la produzione di ammoniaca con 80.201 tonnellate annue, mentre gli altri comparti dell’industria chimica ‘chiedono’ 23.575 tonnellate di idrogeno. Hanno invece quote del tutto residuali – almeno per il momento – altri settori come i trasporti (81 tonnellate) e la generazione di energia (1.513 tonnellate).

La capacità di produzione e quindi di fornitura di H2 in Italia – secondo la mappa del FCHO – ammonta invece a 1.960 tonnellate al giorno, grazie al lavoro di 30 impianti.

La gran parte della produzione, pari a 1.564,6 tonnellate al girono, originata da 14 impianti, è però captive, ovvero destinata ad essere consumata dallo stesso produttore (tipicamente le già citate raffinerie), mentre soltanto 395,6 tonnellate giornaliere (prodotte da però da un maggior numero di impianti: 16) sono destinate ad essere vendute sul mercato.

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