Report di Hydrogen Council e McKinsey: i progetti annunciati nel settore idrogeno superano i 500 miliardi di dollari

A distanza di un anno esatto dalla presentazione della strategia europea per l’idrogeno e dal lancio dell’European Clean Hydrogen Alliance, il ‘momentum’ dell’H2 non sembra essere finito, anzi: da febbraio 2021 ad oggi sono stati presentati a livello globale ben 139 nuovi progetti di grandi dimensioni legati a questo vettore energetico, portando a 359 il computo totale delle iniziative per una mole di investimenti previsti che raggiunge i 500 miliardi di dollari da qui al 2030.

Sono questi alcuni dei numeri contenuti nell’ultima versione del report ‘Hydrogen Insights Updates’ appena pubblicato dall’Hydrogen Council in collaborazione con McKinsey & Company (qua il documento completo).

Sul totale degli investimenti, il 30% (ovvero 150 miliardi) può già essere considerato ‘maturo’, e cioè che ha già passato la fase di FID (Final Investment Decision) oppure che è collegato ad un altro progetto già in fase di costruzione o già operativo. Quando tutti questi progetti saranno realizzati, entro il 2030, la capacità di produzione di idrogeno low-carbon supererà i 10 milioni di tonnellate all’anno, con un incremento del 60% rispetto all’ultima ‘ricognizione’, quella del febbraio scorso.

Sul totale, il 70% della capacità produttiva riguarderà idrogeno rinnovabile generato da elettrolisi, mentre il restante 30% è relativo a idrogeno blu prodotto da fonti fossili con carbon capture and storage (CCS).

Una crescita del settore che segue a ruota i nuovi e più ambiziosi target di riduzione della CO2 fissati a livello mondiale: ad oggi – ricordano infatti Hydrogen Council e McKinsey – 90 Paesi, che rappresentano l’80% del PIL mondiale, sono impegnati per l’obbiettivo ‘zero carbon’ e oltre 30 Paesi hanno già presentato le loro strategie per l’idrogeno allocando 76 miliardi di dollari di fondi governativi.

Nel report viene poi analizzata anche la distribuzione geografica dei progetti, la metà dei quali (per 130 miliardi di investimenti) verrà realizzata in Europa che per ora resta il centro del processo di sviluppo del mercato dell’H2, anche se altre regioni stanno crescendo.

La Cina, per esempio, ha annunciato che l’idrogeno costituirà il 10% del suo mix energetico entro il 2050 (la neutralità carbonica è prevista nel 2060) ed è la sede di 43 grandi progetti, nell’ambito dei quali 17 miliardi di dollari di investimenti possono già essere considerati maturi. A sostegno della filiera il Governo di Pechino ha già stanziato 20 miliardi di fondi pubblici.

“Ormai il ‘momentum’ dell’idrogeno non è più solo un fatto europeo, ma è diventato globale” ha commentato Benoît Potier, Chairman e CEO di Air Liquide e Co-chair dell’Hydrogen Council. “Il Vecchio Continente resta il cuore di questo processo di sviluppo, con l’80% dei nuovi progetti annunciati, ma ci sono altre regioni che stanno emergendo con molte importanti iniziative”.

Tom Linebarger, Chairman e CEO di Cummins e da poco Co-chair dell’Hydrogen Council, ha aggiunto che “gli USA hanno rinnovato il loro impegno in tema di ambiente rientrando nell’accordo di Parigi e puntano a ridurre del 50% le loro emissioni entro il 2030, allineandosi agli obbiettivi europei. Oggi quindi l’80% del PIL mondiale viene prodotto in Paesi che hanno formalizzato le loro ambizioni di neutralità climatica, e questo è un importante elemento a favore dello sviluppo dell’idrogeno”.

“Stiamo vedendo un impegno senza precedenti nei confronti della questione ambientale, dall’America all’Europa all’Asia, con Governi e industrie che lavorano insieme per sviluppare nuove tecnologie pulite, e in questo scenario il ruolo fondamentale dell’idrogeno come catalizzatore della transizione energetica è stato consolidato” ha concluso Daryl Wilson, Executive Director dell’Hydrogen Council.

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