RINA coordina il progetto europeo ENGIMMONIA per rendere green al 100% le navi ad ammoniaca

di Francesco Bottino

L’ammoniaca, carrier dell’idrogeno che molti osservatori ritengono per diverse ragioni – in primis la maggior facilità di gestione dal punto di vista logistico e dello stoccaggio, rispetto all’H2 puro – la soluzione più efficace per decarbonizzare lo shipping, non è certo esente da problematiche che riguardano sia gli aspetti tecnici sia quelli normativi.

Ed è proprio con l’obbiettivo di risolvere almeno alcune di queste criticità, per rendere l’ammoniaca un combustibile davvero green per le navi, che è partito (lo scorso maggio) il progetto europeo ENGIMMONIA, iniziativa coordinata dal gruppo genovese RINA e finanziata con 9,5 milioni di euro dall’Unione Europea tramite il programma Horizon 2020.

“L’ammoniaca presenta indubbi vantaggi dal punto di vista ambientale, in quanto dalla sua combustione non si genera CO2, ma utilizzandola come combustibile navale si emettono comunque sostanze dannose, a partire dal protossido di azoto (N2O) che è un gas serra e che quindi, pur in quantità ridotte, ha un impatto rilevante” spiega ad HydroNews Stefano Barberis, Business Development Manager di RINA e Project Coordinator di ENGIMMONIA.

Ed è proprio questo uno degli aspetti su cui si concentreranno i numerosi partner internazionali del progetto, tra cui spiccano diversi soggetti italiani: il CNR, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, l’Università di Genova, il Politecnico di Milano e Seastema, società genovese del gruppo Fincantieri.

ENGIMMONIA si articola su due ‘pillar’, che verranno portati avanti in parallelo: “Il primo si concentra proprio sullo sviluppo di sistemi per l’abbattimento dei fumi di scarico destinati a navi equipaggiate con motori dual fuel ammoniaca e gas naturale, che verranno sviluppati da MAN in un progetto autonomo” prosegue Barberis.

Il secondo ambito di attività è invece relativo alla sperimentazione a bordo nave di tecnologie che sono già state testate a terra ma che non si sono ancora diffuse in ambito marittimo, e nello specifico “un chiller ad adsorbimento, che recupera calore di scarto prodotto dal motore della nave per alimentare il condizionamento; un impianto di ORC che, sfruttando anch’esso il calore di scarto generato dai motori di bordo, alimenta la potenza elettrica; il fotovoltaico strutturale; sistemi per il monitoraggio e l’ottimizzazione dei consumi della nave”.

Nel primo caso, gli impianti per l’abbattimento dei fumi dei motori verranno testati soltanto in laboratorio, mentre nel secondo le tecnologie per la riduzione dell’impatto ambientale saranno sperimentate in contesti reali, a bordo di alcune navi già individuate (un traghetto, una petroliera e una portacontainer).

“Il nostro ruolo, come RINA, è quello di coordinare il progetto e di occuparci anche di tutte le questioni relative alle attività di classifica delle navi con alimentazione ad ammoniaca, sulle base delle nostre ‘Ammonia Rules’ di recente emanazione. Inoltre, lavoreremo insieme all’AdSP del Mar Ligure Occidentale ad uno studio di fattibilità relativo alla futura catena della distribuzione e del bunkeraggio di ammoniaca”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *