Rinnovabili e idrogeno: al Business Talk di RCS Academy e Corriere della Sera l’industria torna a chiedere ‘laicità’ e pragmatismo

di Francesco Bottino

Milano – La transizione energetica deve essere un percorso pragmatico e realistico, da approcciare abbandonando visioni ideologiche e posizioni precostituite per abbracciare tutte le tecnologie oggi disponibili e utili al raggiungimento dello scopo ultimo, che è la decarbonizzazione. O, meglio, il superamento dell’attuale dipendenza dalle fonti fossili.

Lo ha detto in modo chiaro il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, aprendo il Business Talk ‘Fonti alternative e climate change’, organizzato a Milano da RCS Academy e Corriere della Sera, e sottolineando che “l’Italia lavora per questo in Europa e a livello globale”. Lo hanno ribadito i numerosi rappresentanti dell’industria energetica nazionale presenti all’evento meneghino, di cui HydroNews era uno dei media partner.

Un concetto applicato all’intero ecosistema energetico ma calato anche nel caso specifico dell’idrogeno, come sottolineato dal Presidente del gruppo RINA Ugo Salerno.

“Le tecnologie, ormai, sono disponibili, e gli obbiettivi pur ambiziosi che ci siamo dati si possono raggiungere, ma sono essenziali un approccio laico e anche un’informazione corretta, che eviti di fuorviare l’opinione pubblica” ha detto Salerno, fornendo un esempio concreto del suo pensiero: “Spesso sento dire che l’idrogeno rinnovabile prodotto da energia solare è completamente green. Ma questo enunciato non costituisce una verità assoluta, tutt’altro. La produzione di pannelli fotovoltaici, per lo più concentrata in Cina, genera emissioni di CO2 pari in media a 48 g per kW/h, molto meno di una centrale a gas che arriva a 480 g per kW/h, ma il triplo di una centrale nucleare che si ferma a 12 g per kW/h”.

“Con questo – ha aggiunto il numero uno del RINA – non voglio certo dire che idrogeno rinnovabile e fotovoltaico non siano soluzioni da sviluppare e adottare, tutto il contrario. Ma mi preme sottolineare la necessità di procedere tenendo a mente l’obbiettivo finale e considerando le tecnologie per il loro reale contributo alla decarbonizzazione”.

Concetto che, come detto, si applica anche al tema specifico dell’idrogeno: “Almeno in una fase transitoria, avremo bisogno anche dell’idrogeno blu da steam reforming del metano e CCS, motivo per cui è essenziale far progredire le soluzioni per la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica, che oggi sono costose e hanno un tasso di efficienza lontano da quello ottimale, senza dimenticare l’idrogeno cosiddetto bianco”.

Il riferimento di Salerno è ai giacimenti di idrogeno puro naturale, che sono stati recentemente scoperti nel sottosuolo di alcune aree del pianeta. “Secondo degli studi americani, le riserve potrebbero essere ingenti. È evidente che, per il momento, siamo soltanto alla teoria, e bisognerà capire a che profondità si trovano, e con che modalità, e con quali costi, si potranno estrarre, ma proprio nell’ottica di un approccio laico e pragmatico alla transizione, anche questa è una strada che vale la pensa di considerare”.

Idrogeno che, come ricordato alla platea del Business Talk da Giulia Monteleone, Direttrice del Dipartimento ‘Fonti rinnovabili e tecnologie energetiche’ dell’ENEA, è un vettore complementare, e non alternativo, a quello elettrico: “Dove è possibile, è giusto elettrificare, utilizzando energia generata da fonti rinnovabili, perché è la soluzione più efficiente. Ma l’H2 ci consente di intervenire laddove l’elettrificazione diretta, per ragioni tecniche, non può arrivare. Per questo dobbiamo continuare a sviluppare le tecnologie per l’idrogeno, puntando ad abbassare i costi e a ridurre l’impiego di materie critiche (riducendo così anche la dipendenza da Paesi extra-UE)”.

Il tracciato è quindi lungo e articolato, e nel percorrerlo non deve essere mai persa di vista la sostenibilità economica delle soluzioni che si decide di adottare, “cosa che fino ad oggi non sempre è stata fatta a livello politico” ha ammonito Aurelio Regina, Presidente del Gruppo Tecnico Energia di Confindustria. “Spesso si è sottovalutato il costo della transizione energetica per il sistema Paese, in termini di rischio di perdita della competitività delle nostre imprese a livello globale”.

Regina ha per esempio ricordato che con il sistema ETS (i certificati europei della CO2) le imprese italiane pagano circa 3 miliardi di euro all’anno, ma lo Stato restituisce, per investimenti sulla decarbonizzazione, solo 140 milioni di euro, mentre in Germania tornano indietro con tale finalità, oltre 2 miliardi: “Intanto si potrebbe agire su questo aspetto, per tentare di ribilanciare la situazione”.

Tra i rappresentati dell’industria che si sono alternati sul palco allestito da RCS Academy e Corriere della Sera, l’Amministratore delegato di Italgas Paolo Gallo ha parlato dello smart-meter Nimbus, contatore ad alto tasso tecnologico sviluppato dalla stessa azienda italiana, già in grado di gestire miscele di metano e idrogeno con H2 oltre il 20%, mentre l’Executive Director della Decarbonizzation Unit di Snam Piero Ercoli ha offerto una panoramica sui due progetti SoutH2 (la futura ‘dorsale’ italiana dell’idrogeno) e CCS Ravenna (sviluppato in partnership con l’Eni), che la Commissione UE ha inserito nella lista dei PCI (Projects of Common Interest).