‘Rivoluzione idrogeno’ in 10 mosse: esce oggi il libro del CEO di Snam Marco Alverà

Sono 10 i passi necessari, secondo Marco Alverà, a realizzare la ‘Rivoluzione idrogeno’, titolo del libro scritto dall’Amministratore delegato di Snam in uscita nelle librerie oggi, 4 agosto.

Un piano delineato nei dettagli, che si pone un obbiettivo ambizioso, quello di rendere l’idrogeno competitivo con il petrolio e con altre fonti fossili entro 5 anni in molte applicazioni, e che Alverà – alla guida di una delle aziende europee più attive sul fronte dello sviluppo di nuove tecnologie per l’utilizzo dell’H2 – ha scritto per “contribuire al dibattito sulla lotta ai cambiamenti climatici, la sfida più importante per la nostra generazione, con una prospettiva costruttiva e ottimista, sottolineando il ruolo dell’idrogeno per il futuro del pianeta”.

Il presupposto, ormai noto, che rende necessaria una ‘rivoluzione idrogeno’ è che l’H2 può integrare in modo efficiente i processi di elettrificazione come sistema di stoccaggio delle energie rinnovabili (tramite l’elettrolisi), che potranno così raggiungere, attraverso le infrastrutture energetiche esistenti (proprio come quelle gestite da Snam) settori considerati ‘hard to decarbonise’ come industria pesante, riscaldamento e trasporto merci.

Il piano in 10 mosse delineato da Alverà parte dalla necessità di far calare il costo di produzione dell’idrogeno verde fino a 2-3 dollari a chilogrammo, per renderlo competitivo con i combustibili fossili. Un obbiettivo che potrebbe essere raggiunto più efficacemente se i Paesi più avanzati in questo settore, come quelli europei, l’Australia, la Cina, il Giappone, la Corea del Sud e alcuni Stati americani come California e New York, insieme alle istituzioni internazionali, dessero vita ad un’alleanza globale.

Uno degli strumenti che, in quest’ottica, il CEO di Snam ritiene indispensabile, è poi l’utilizzo di idrogeno in miscela col metano nelle rete di gasdotti esistenti: una soluzione che l’azienda italiana, prima in Europa, ha già iniziato a sperimentare con due diversi test (prima 5% di H2 e poi 10%) e che, secondo Alverà, consentirebbe di far crescere la produzione di idrogeno senza dover aspettare che si sviluppino mercati specifici.

Se l’Europa e il Giappone decidessero di miscelare il 5% di idrogeno nelle proprie reti, immaginando il raggiungimento dell’obbiettivo nel 2030, il costo dell’intero processo sarebbe pari a 20 euro a persona in 10 anni. Cifra sostenibile, se si pensa che ad oggi l’Italia spende ogni anno 12 miliardi di euro, ovvero 200 euro pro-capite, per incentivare le energie rinnovabili. E se si arrivasse davvero a miscelare il 5% di idrogeno nelle nostre reti, il suo costo scenderebbe a 2 euro a kg, il valore considerato necessario per rendere possibile la diffusione dell’idrogeno su larga scala.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.