Salerno (RINA) : “L’idrogeno verde è essenziale, ma da solo non basta. Per decarbonizzare servono tutte le tecnologie disponibili”

di Francesco Bottino

Per raggiungere gli obbiettivi di decarbonizzazione al 2050 serviranno tutte le tecnologie disponibili: “Se pensiamo di aspettare la soluzione perfetta, la transizione energetica non la faremo mai”.

Questo concetto Ugo Salerno lo ripete come un mantra ad ogni intervento pubblico – con l’intento di far capire che, al di là delle parole, per agire in modo davvero efficace serve un approccio pragmatico basato sui risultati, e non su scelte ideologiche – e non ha mancato l’appuntamento del Business Talk ‘Idrogeno e Fonti Rinnovabili’ organizzato a Milano da RCS Academy e Corriere della Sera.

“L’idrogeno è solo uno degli strumenti della transizione, ma è essenziale e va utilizzato fin da subito, sfruttando tutte le tecnologie già disponibili. Quindi, al fianco dell’H2 green, andranno sviluppate anche la variante blu, generata da steam reforming del metano e cattura della CO2, e in ottica futura quella viola, che prevede l’impiego di energia nucleare di nuova generazione” ha ribadito il Presidente e CEO del gruppo RINA.

Non va infatti dimenticato – secondo Salerno – “che per produrre 1 Kg di idrogeno tramite elettrolisi servono 9 Kg di acqua dolce, perché attualmente, e probabilmente ancora per un periodo di tempo non breve, questo tipo di impianti non è in grado di utilizzare l’acqua di mare”.

C’è poi il tema dell’energia rinnovabile necessaria ad alimentare il processo di elettrolisi: “Anche se ci limitassimo alla sola industria siderurgica, dobbiamo pensare che per far ‘andare’ a idrogeno l’intera produzine italiana servirebbe una capacità di elettrolisi ben superiore ai 5 GW individuati dalla strategia italiana. Senza considerare tutte le altre applicazioni in cui l’H2 sarà necessario per abbattere le emissioni”.

Ecco quindi che, per il numero uno del RINA, sarebbe assolutamente controproducente focalizzarsi su una sola soluzione, e non sfruttare tutte le tecnologie che sono già oggi a nostra disposizione, come appunto anche lo steam reforming e la CCS.

Di siderurgia ha parlato anche Carlo Mapelli, esperto del settore e Consigliere di Amministrazione Acciaierie d’Italia, che ha assicurato come l’idrogeno sia una soluzione “applicabile alla produzione di acciaio”, ma ancora una volta non l’unica. “L’H2 funziona. Nel ciclo del DRI è tecnicamente possibile sostituirlo al metano utilizzato oggi, con evidenti benefici in termini di decarbonizzazione”, ma secondo Mapelli “è difficile immaginare una filiera siderurgica interamente basata su questo vettore energetico, e ciò per varie ragioni”. Innanzitutto, per produrre acciaio “servirà sempre una certa quantità di carbonio, e in questo caso la sfida è evitare di immetterne una parte in atmosfera”. C’è poi un tema economico (ovvero di competitività dell’H2 green rispetto alle alternative fossili, da cui oggi siamo ancora lontani) e una questione legata ai volumi: “Per produrre usando solo idrogeno verde tanto acciaio quanto ne produceva l’Ilva al massimo della sua capacità, servirebbe un’enorme quantità d’acqua, risorsa in molti casi non così abbondante, e almeno 20-25 GW di energia rinnovabile, valore che oggi rappresenta un miraggio, specie considerando le difficoltà burocratiche relative all’installazione di nuovi impianti”.

Tra i molti altri interventi che hanno animato il convegno organizzato dal gruppo RCS quelli di Paolo Gallo, CEO e General Manager Italgas; Nicola Lanzetta, Direttore Italia Gruppo Enel; Giuseppe Gola, CEO di Acea, e Renato Mazzoncini, CEO e General Manager di A2A.

Andrea Gibelli, Presidente di FNM, Armando Brunini, Amministratore Delegato del Gruppo SEA (Aeroporti di Milano) e Michele Viale, Presidente e AD Alstom Ferroviaria e Direttore Generale Alstom Italia, hanno quindi affrontato il tema dell’utilizzo di idrogeno nei trasporti (a partire ovviamente dal progetto H2iseO), mentre Paolo Noccioni, Presidente di Nuovo Pignone Turbomachinery & Process Solutions (gruppo Baker Hughes) ha approfondito gli aspetti più strettamente tecnologici e Simone Pratesi, Presidente Alboran Hydrogen, ha invece ripercorso le principali tappe del progetto ‘Puglia Green Hydrogen Valley’ che è stato lanciato dalla sua azienda in partnership con Saipem e che ha raccolto anche l’adesione di Snam ed Edison.