Secondo Barclays il mercato dell’idrogeno potrà valere 1 trilione di dollari nel 2050

L’idrogeno potrebbe essere la “soluzione giusta” per raggiungere gli obbiettivi climatici fissati per il 2050, data entro il quale il suo mercato potrebbe raggiungere un valore complessivo di 1 trilione di dollari. A patto però che il settore sia supportato da politiche pubbliche e diventi oggetto di massicci investimenti.

Su questi spunti si basa il recente report diffuso da Barclays Capital e intitolato ‘Hydrogen – a climate megatrend’ (ripreso anche da S&P Global Platts), secondo cui l’idrogeno potrebbe dare un contributo determinante per decarbonizzare settori che altrimenti avrebbero difficoltà ad abbattere le proprie emissioni di CO2.

Il ruolo dell’idrogeno, sostiene la banca britannica, potrebbe infatti essere particolarmente rilevante nel consentire una riduzione dell’impatto ambientale di alcune filiere industriali e dei trasporti, ma sarebbe anche un valido strumento per immagazzinare l’energia prodotta da fonti rinnovabili e non immediatamente consumata.

Nello scenario delineato da Barclays, l’idrogeno verde – prodotto da fonti rinnovabili – raggiungerà però una quota di mercato significativa solo nel 2030, e per far si che entro il 2050 i costi di produzione siano sufficientemente competitivi da consentire a questo vettore energetico il cosiddetto ‘scale up’, saranno necessari investimenti nell’ordine dei 500 miliardi di dollari all’anno per i prossimi 30 anni. Se queste condizioni si dovessero effettivamente verificare, la produzione globale di idrogeno potrebbe arrivare dagli attuali 70 milioni di tonnellate all’anno fino a 575 milioni di tonnellate all’anno.

Per raggiungere questo obbiettivo, però, sarà necessario anche un cospicuo incremento della capacità di elettrolisi installata, che attualmente secondo Barclays è pari a soli 3 gigawatt, e che invece dovrebbe raggiungere i 900 gigawatt.

Infine, per rendere l’idrogeno realmente competitivo, i costi di produzione dovranno scendere, rispetto ai livelli attuali, del 75% per l’idrogeno verde e del 30% per l’idrogeno blu (idrogeno prodotto tramite steam methane reforming con cattura della CO2 prodotta).

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