Snam e IRENA insieme per lo sviluppo dell’H2 rinnovabile a livello globale

di Francesco Bottino

Milano – Snam e IRENA (International Renewable Energy Agency) lavoreranno insieme per studiare ed eventualmente implementare, insieme ad altri partner, progetti pilota finalizzati alla produzione di idrogeno da rinnovabili, al suo trasporto e alla sua distribuzione, con l’obiettivo di sviluppare business case replicabili.

Nell’ambito dell’accordo – che è stato firmato nel corso dell’evento ‘The H2 Road to Net Zero’, organizzato da Bloomberg in collaborazione con la stessa Snam e con IRENA a Milano in occasione dei lavori della pre-COP 26 – i due partner incoraggeranno anche collaborazioni pubblico-private per incrementare la domanda di idrogeno su scala industriale, promuovendo inoltre iniziative di ricerca e sviluppo con la finalità di abbattere i costi e supportare lo sviluppo tecnologico.

Snam porterà in dote la sua esperienza come gestore di infrastrutture di rete, rafforzata dalla partecipazione azionaria in due aziende leader nell’idrogeno e nella produzione di elettrolizzatori come l’italiana De Nora e la britannica ITM Power e dalla sua adesione all’iniziativa Green Hydrogen Catapult.

L’accordo, come detto, è stato firmato ufficialmente durante ‘The H2 Road to Net Zero’, evento a cui ha preso parte anche il Ministro della Transizione Ecologia Roberto Cingolani, che ha ribadito come la transizione energetica “non sarà una cena di gala”. Dei costi ci saranno, “altrimenti non sarebbe una vera transizione, ma questo non ci deve scoraggiare”. Il titolare del MiTE ha quindi ricordato gli importanti stanziamenti italiani destinati all’idrogeno, “circa 3,2 miliardi di euro”, e gli “obbiettivi ambiziosi che ci siamo dati”, senza tuttavia nascondere le difficoltà: “Dobbiamo velocizzare l’installazione dei nuovi impianti semplificando la burocrazia e tenere a mente che per fare idrogeno verde bisogna innanzitutto aumentare, e di molto, la produzione di energia rinnovabile”.

Cingolani ha quindi aggiunto che “ci sono oltre 2 miliardi per risolvere i problemi dell’Ilva”, ricordando però che quello di Taranto “è un sito molto complicato”. A tal proposito il ministro non si è sbilanciato sull’introduzione dell’idrogeno nel ciclo produttivo: “Per ora non vorrei esprimermi riguardo a luoghi specifici”.

Nell’ambito dell’evento, dopo la firma, il CEO di Snam Marco Alverà e il Direttore Generale di IRENA Francesco La Camera hanno interloquito sulle dinamiche di mercato dell’idrogeno verde e sul suo costo che, come ha ricordato il numero uno del gruppo di San Donato Milanese, “è già sceso molto negli ultimi anni e continuerà a farlo nel prossimo futuro, dimezzandosi ulteriormente rispetto ai livelli attuali”. Alverà ha anche ribadito l’importanza di una definizione precisa e chiara di cosa si intenda per idrogeno verde, mentre La Camera ha fornito alcuni numeri particolarmente indicativi: “Il motore della transizione energetica sarà l’elettrificazione, ma l’idrogeno svolgerà un ruolo determinante. Entro il 2050 contribuirà per il 10% alla riduzione delle emissioni globali, ma soddisferà il 40% dell’intero consumo energetico. Inoltre, l’H2 sarà fondamentale per decarbonizzare i settori ‘hard to abate’ che non sono di fatto elettrificabili”.

Dopo gli interventi di Paddy Padmanathan, Presidente e CEO di ACWA Power, e di Ana Quelhas, Managing Director Hydrogen di EDP Group, si è quindi aperta una tavola rotonda sugli utilizzi dell’idrogeno in vari ambiti, dall’industria alla mobilità.

In rappresentanza del primo settore è intervenuta Federica Minozzi, CEO Iris Cermaica Group, azienda che proprio insieme a Snam realizzerà la prima fabbrica di ceramiche al mondo alimentata a idrogeno verde: “Il nostro DNA è da sempre caratterizzato da una forte attenzione alla sostenibilità, ma oggi l’introduzione dell’idrogeno può assumere anche una valenza di competitività economica, in considerazione delle recenti dinamiche del prezzo del gas e del crescente costo dei certificati della CO2”. Per l’imprenditrice emiliana (l’azienda ha sede nel distretto della ceramica di Sassuolo; ndr) inizialmente sarà necessario produrre energia rinnovabile e H2 in loco, “come faremo nel nostro nuovo impianto”, ma il futuro sarà caratterizzato “da un modello diverso, in cui l’idrogeno arriverà alle industrie direttamente tramite nuove pipeline dedicate”.

Sempre in relazione agli usi industriali dell’idrogeno è intervenuto Martin Pei, CTO del gruppo siderurgico svedese SSAB, che ha iniziato a produrre acciaio green con idrogeno nell’ambito del progetto Hybrit, mentre il CEO di Alstom Handry Poupart-Lafarge, ad oggi unico produttore al mondo di treni con alimentazione a fuel cell, ha ovviamente spostato l’attenzione sul tema dei trasporti, ricordando che “oggi in Europa soltanto il 50% della rete ferroviaria è elettrificata” e che le batterie “vanno bene solo per brevi distanze”: motivo per cui, per sostituire le locomotive diesel, “l’idrogeno è l’unica soluzione”. Entro il 2022 entrerà in servizio commerciale la prima flotta di convogli a fuel cell fornita da Alstom in Germania, mentre l’anno successivo arriveranno i primi treni di questo tipo anche in Italia, nell’ambito del progetto H2iseO di FNM (a cui collabora anche Snam): “Dal 2025 in poi la diffusione di questi mezzi aumenterà notevolmente, e inizieranno anche ad arrivare le prime commesse di grandi dimensioni, con il conseguente avvio della produzione massiva”.

E di trasporto ferroviario ha parlato – ovviamente – anche Luigi Corradi CEO Trenitalia, assicurando che “l’idrogeno è la soluzione migliore per le linee lunghe non elettrificate. Dobbiamo pensare alla sostenibilità ambientale ma anche alla sostenibilità economica, e concentrarci su tre aspetti: la sicurezza del trasporto a idrogeno, che ormai è assicurata dalla tecnologia, l’adeguamento delle norme che oggi non sono ancora adatte all’omologazione dei treni ad H2, ma su cui stiamo lavorando con Ferrovie dello Stato, e l’effettiva disponibilità di idrogeno pulito”.

Corradi ha poi aggiunto che tra le regioni individuate come più adatte alla sperimentazione di questo tipo di soluzioni “ci sono la Sardegna, la Toscana e l’area ionica”, rivelando anche che Trenitalia sta studiando con i fornitori la fattibilità della conversione ad H2 di locomotive diesel già esistenti.

Gerrit Marx, CEO di CNH Industrial, ha quindi ripercorso le iniziative di IVECO in materia di sostenibilità dei trasporti stradali pesanti, applicazione in cui le batterie sarebbero difficilmente applicabili a causa, tra le altre cose, di tempi di ricarica troppo lunghi per le lunghe distanze, e che quindi deve guardare al biometano e all’idrogeno, come peraltro testimonia l’impegno della stessa IVECO al fianco dell’americana Nikola Motor.

A concludere i lavori dell’evento milanese, infine, è stato Stefano Besseghini, Presidente di ARERA, che ha ribadito l’importanza della certificazione dell’H2 (tema già affrontato da Alverà) e ha confermato che “l’idrogeno sarà il nostro futuro”.

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