SoutH2, nuovo IPCEI Hy2Infra e sondaggio di mercato: il punto sui progetti di Snam con Giovanna Pozzi, Director Hydrogen Development Project del TSO italiano

Il SoutH2 Corridor inserito nella lista dei PCI (Project of Common Interest) europei, il nuovo IPCEI Hy2Infra, l’hydrogen valley di Modena, gli incentivi pubblici e le potenzialità del mercato: sono molto i temi affrontati – in questa intervista esclusiva rilasciata ad HydroNews – da Giovanna Pozzi, manager di Snam che da poco ha assunto un nuovo ruolo di responsabilità in relazione ai progetti riguardanti l’H2 del TSO italiano.

Quali sono le responsabilità del Director Hydrogen Development Project e come si inseriscono nella strategia di Snam sull’idrogeno? In cosa consiste il nuovo incarico?

Il ruolo di Director Hydrogen Development Project richiede una conoscenza approfondita e trasversale dell’industria dell’idrogeno e delle sue molteplici applicazioni. Da anni studio questo settore in sviluppo, analizzandolo nelle singole componenti della catena della value chain (produzione/trasporto/stoccaggio/consumo) e guardando anche l’intera catena. Come ogni nuovo business è importante che tutte le componenti si sviluppino con tempi e modalità coordinate e sulla base di normative e regole omogenee a livello europeo e a livello di singolo Stato membro.

In questo contesto ho la responsabilità di identificare business model efficienti che possano portare nel medio e lungo termine allo sviluppo del settore e al raggiungimento degli ambiziosi target di decarbonizzazione per mezzo dell’applicazione dell’idrogeno. Oggi, anche grazie a supporti europei e nazionali, creiamo e sviluppiamo partnership che nascono come aggregazione di modelli integrati innovativi di produzione, trasporto, logistica e consumo, con l’obiettivo di abilitare l’intera filiera.

Questo ruolo comporta un’importante collaborazione con altri dipartimenti dell’azienda e con i molteplici partner esterni al fine di sviluppare soluzioni innovative per l’uso dell’idrogeno che necessitano di innovazione tecnologica, di supporto finanziario, della definizione di policy e regole a livello europeo e nazionale. Solo in questo modo riusciremo a raggiungere la scala necessaria e centrare gli sfidanti target di decarbonizzazione.

Uno dei progetti di maggior impatto a cui Snam sta lavorando, insieme ad altri TSO europei, è il SoutH2 Corridor: quali sono le sue caratteristiche principali (estensione, capacità, investimenti previsti, ecc..) e che ruolo può svolgere l’Italia nel contesto di questa iniziativa?

Il SoutH2 Corridor è una dorsale di gasdotti dedicata all’idrogeno lunga 3.300 km. Il progetto è guidato dai TSO (Operatori del Sistema di Trasmissione) Snam, TAG, GCA e bayernets. Il corridoio collegherà il Nord Africa, l’Italia, l’Austria e la Germania, consentendo l’approvvigionamento di idrogeno rinnovabile a costi competitivi prodotto nel Sud verso i principali cluster di domanda in Italia e in Europa. Con una capacità di importazione di idrogeno di 4 milioni di tonnellate all’anno (Mtpa) dal Nord Africa, il corridoio potrebbe soddisfare oltre il 40% dell’obiettivo di importazione del REPowerEU (10 milioni di tonnellate all’anno; ndr). Per quanto riguarda il ruolo dell’Italia, appare evidente come per posizionamento geografico e non solo, il tratto italiano della dorsale dell’idrogeno risulti essere un elemento cruciale del SoutH2 Corridor. Il segmento italiano è composto da circa 2.300 km di condotte, oltre 2/3 dell’intero SoutH2 Corridor, di cui il 73% convertite a idrogeno e il 27% di nuova costruzione, e diverse centinaia di MW di stazioni di compressione, infrastrutture che si prevede possano essere dedicate all’idrogeno entro il 2030.

Il SoutH2 Corridor è stato inserito nella lista dei 166 PCI (Project of Common Interest) stilata dalla Commissione UE: questo cosa significa, in concreto, per lo sviluppo del progetto?

La notizia è stata accolta molto positivamente. I PCI (Project of Common Interest) sono, infatti, progetti selezionati ogni due anni dalla Commissione Europea e sono considerati progetti infrastrutturali transfrontalieri chiave, in grado cioè di collegare tra loro i sistemi energetici dei paesi dell’UE. Nello specifico, questo PCI unisce interessi ed esigenze di idrogeno di Italia, Austria e Germania, paesi fortemente impegnati nel raggiungimento dei target di decarbonizzazione.

I progetti PCI beneficiano di procedure accelerate di approvazione e implementazione, nonché, sotto determinate condizioni, dell’accesso a finanziamenti europei dal Connecting Europe Facility (CEF). Proprio per quanto evidenziato auspichiamo che il SoutH2 Corridor possa beneficiare della spinta delle istituzioni europee ed essere realizzato nei tempi attesi.  

In che fase si trova attualmente il progetto, e quali saranno i prossimi step?

Il progetto, dopo il conseguimento dello status di PCI, è pronto per entrare nel vivo con l’inizio della fase di ingegneria; i fondi CEF, messi a disposizione grazie all’ottenimento della qualifica, supporteranno le attività.

Il SoutH2 Corridor è riconosciuto dall’attuale governo come uno dei progetti più significativi nella roadmap degli investimenti in Nord Africa, e ha il potenziale per rendere l’Italia l’hub europeo dell’H2 permettendo di importare idrogeno rinnovabile da paesi extra-UE dotati di abbondanti risorse naturali, e di soddisfare il fabbisogno di questo vettore energetico dei paesi europei che hanno definito target e piani di decarbonizzazione molto sfidati.

È, inoltre, importante evidenziare come lo sviluppo del SoutH2 Corridor passi per un sensibile ed efficiente riutilizzo della rete esistente del gas naturale, al 73%. Rete che è stata oggetto di un processo di asset readiness, ossia di testing della rete, superato positivamente e che si trova ora in fase avanzata di certificazione da un ente terzo.

Il Governo italiano, la scorsa estate, ha pre-notificato alla Commissione i progetti candidati per l’IPCEI sull’idrogeno fra cui Hy2Infra: di che progetto si tratta, e quando verrà comunicato l’esito della selezione?

Il progetto candidato a IPCEI Hy2Infra è un’iniziativa innovativa che coinvolge produzione, trasporto e consumo di idrogeno in una regione dotata di importanti risorse energetiche e del supporto istituzionale a progetti infrastrutturali innovativi. Hy2Infra presentato da Snam ha l’ambizione di trasportare idrogeno rinnovabile prodotto in Puglia per decarbonizzare l’industria e la mobilità della regione. L’infrastruttura prevista, costituita da oltre 100 km di gasdotti in larga parte riconvertiti, collegherà l’area di Brindisi con quella di Taranto, abilitando l’immissione in rete dell’idrogeno rinnovabile prodotto da impianti di elettrolisi distribuiti sul territorio e già presentati dagli altri partner. Infatti, anche in questo caso si tratta di uno sviluppo reso possibile grazie a partnership importanti. I vari operatori uniti e coordinati hanno sostenuto il percorso IPCEI, che oggi ha raggiunto la chiusura della fase di istruttoria da parte della Commissione Europea. Siamo dunque in attesa del feedback finale che potrebbe arrivare entro la fine di marzo.

Snam è coinvolta in altre iniziative riguardanti l’idrogeno, dalla costruzione della gigafactory di elettrolizzatori in partnership con De Nora alla Hydrogen Valley di Modena: come stanno procedendo queste iniziative?

Le iniziative attinenti all’idrogeno che vedono il coinvolgimento di Snam stanno proseguendo in linea con le intenzioni di abilitare l’intera filiera e contribuire alla crescita di un mercato vero e proprio. In particolare, per quanto riguarda la realizzazione della gigafactory di elettrolizzatori in partnership con De Nora, sono iniziati i lavori della prima fase, in cui è prevista la demolizione della vecchia struttura per fare poi spazio al nuovo polo che, in base alle stime, avrà una capacità produttiva fino a 2 GW.

Il progetto della Hydrogen Valley di Modena, che ad aprile ha ottenuto un finanziamento di 19,5 milioni di euro dalla regione Emilia-Romagna, stanziato nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), sta procedendo con la partecipazione corale di tutti gli attori coinvolti. A dicembre, è stato firmato il protocollo d’intesa per la creazione del polo di produzione dell’idrogeno realizzato da Gruppo Hera e Snam, con l’obiettivo di contribuire alla decarbonizzazione dell’Emilia-Romagna. Lo sviluppo di una filiera di questo vettore energetico rinnovabile avrà, inoltre, importanti e positive ricadute di carattere ambientale, sociale ed economico in una regione a forte vocazione imprenditoriale. La sua realizzazione, prevista entro giugno 2026, sarà uno dei primi test in Italia di idrogeno impiegato per la decarbonizzazione dei settori mobilità e industria. Grazie all’esperienza maturata con queste progettualità, il nostro paese sarà in grado di proseguire nel cammino di crescita con sviluppi in scala, veicolati da infrastrutture adeguate come il SoutH2 Corridor.

Proprio in queste settimane il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha sottoposto a consultazione pubblica lo schema di decreto per l’erogazione di incentivi (tramite ‘contract for difference’ assegnati con aste) alla produzione di idrogeno verde, un provvedimento molto atteso dal settore. Si tratta – secondo il punto di vista di Snam – di una misura efficace per rendere competitivo sul mercato l’H2 rinnovabile?

Riteniamo che l’introduzione di uno schema di incentivi sia, dal punto di vista di Snam, un passo necessario per lo sviluppo su larga scala del mercato dell’idrogeno e per raggiungere i target di volumi sia a livello nazionale che europeo. È, infatti, condivisibile la scelta di supportare la produzione di idrogeno rinnovabile raffrontando il costo rispetto a quello dei combustibili fossili, in cui viene riconosciuto il funding gap, ossia il delta fra il costo di produzione dell’idrogeno rinnovabile e il costo di produzione dell’alternativa fossile.  

Più in generale, al fine di consentire lo sviluppo del mercato dell’idrogeno e del SouthH2 Corridor, sarà prioritario lavorare in parallelo su schemi di supporto comuni all’infrastruttura e alla produzione, sia domestica che importata, introduzione di un quadro regolatorio per le infrastrutture di trasporto e stoccaggio destinate all’idrogeno e sull’abilitazione di tutte le leve per la riduzione del funding gap a livello di value chain, incluso il blending (miscelazione di idrogeno con altre molecole).

In questi giorni Snam ha lanciato un’indagine sul potenziale mercato dell’idrogeno e della CCS. Quali sono le finalità di questa iniziativa?

Lo scenario energetico globale ha posto l’attenzione sui temi dell’indipendenza e della sicurezza energetica nazionale ed europea che trovano risposta nella costruzione di un mix energetico basato sulla complementarità di diverse soluzioni tecnologiche, tra cui spiccano l’idrogeno rinnovabile e la CCS. L’indagine di mercato promossa di recente ha quindi l’obiettivo di raccogliere dati e informazioni tecniche ed economiche per approfondire lo stato attuale e prospettico relativo al consumo e alla produzione di idrogeno, inteso sia come vettore energetico che come materia prima. Ci auguriamo, inoltre, che questa iniziativa possa agevolare il percorso di transizione energetica facendo leva sugli investimenti in ricerca, per mettere a segno contemporaneamente: decarbonizzazione, competitività e sicurezza degli approvvigionamenti. In tale ottica giocherà un ruolo fondamentale anche l’implementazione del progetto CCS Ravenna che vede Snam e Eni insieme per la realizzazione di uno dei poli per la cattura e lo stoccaggio della CO2 tra i più grandi d’Europa.