S&P Global Platts: la domanda globale di idrogeno può triplicare, ma servono politiche pubbliche e investimenti privati

di Francesco Bottino

Se adeguatamente sostenuto da politiche pubbliche mirate e da una sufficiente mole di investimenti privati, l’idrogeno potrà giocare un ruolo chiave nel futuro prossimo dell’industria energetica e la sua domanda potrà triplicare rispetto a quella attuale.

Lo scrive S&P Global Platts nel suo ‘magazine’ di aprile, dedicato alle energie rinnovabili: la società di analisi dei mercati energetici analizza il settore nel suo complesso, rilevando un rallentamento dei progetti genericamente riferibili a tale ambito, conseguente all’attuale situazione di incertezza diffusa (il titolo del dossier è “Global renewables invetments hit a speed bump” ed è interamente consultabile a questo link: https://www.spglobal.com/platts/plattscontent/_assets/_files/pdfs/2020_gpm_insight.pdf?utm_source=social&utm_medium=twitter&utm_term=plattspower&utm_content=83d7c083-bb2a-4442-b5b9-637fcd313243&utm_campaign=insight-magazine-april-2020 ), ma si focalizza anche sul mercato dell’idrogeno, relativamente al quale, sul medio-lungo termine, le prospettive sono positive.

Al momento, infatti, l’idrogeno puro è utilizzato principalmente in ambito industriale, per la produzione di ammoniaca o nei processi della raffinazione del petrolio, ma nel corso degli anni il suo ambito di applicazione potrà crescere e l’H2, secondo una previsione dell’associazione Hydrogen Council riportata da Platts, potrà arrivare a soddisfare il 18% della domanda globale di energia e ridurre di un quinto le emissioni di CO2.

Oggi però l’idrogeno non viene commercializzato come una commodity e solitamente viene prodotto, principalmente da fonti fossili e con produzione di anidride carbonica (idrogeno grigio, che diventa blu se la CO2 prodotta viene catturata e stoccata, mentre come noto l’idrogeno verde è quello prodotto tramite elettrolisi dell’acqua alimentata da energia rinnovabile), in loco dove poi viene consumato. Affinché ci sia un vero salto dimensionale (scale-up) del settore, e quindi una diffusione massiccia dell’idrogeno come commodity a livello globale, sono necessari ingenti investimenti: almeno 20-25 miliardi di dollari all’anno da qui al 2030, sempre secondo l’Hydrogen Council.

Ma, se ciò avverrà, secondo S&P Global Platts la domanda globale di idrogeno potrà crescere dagli attuali 76 milioni di tonnellate annue fino a 160-235 milioni di tonnellate all’anno, con conseguente sviluppo di tutti i servizi correlati a questa nascente industria. Uno scenario su cui Platts ha già deciso di puntare, avendo lanciato a dicembre 2019 il primo indice mondiale del prezzi dell’idrogeno, che si basa sui costi di produzione delle varie tipologie di gas (grigio, blu e verde) rilevati in alcuni dei principali mercati di consumo ovvero USA, Canada, Olanda e Giappone.

La crescita della domanda verrà da diversi ambiti: innanzitutto, secondo il report “The Future of Hydrogen” pubblicato dalla International Energy Agency (EIA) nel 2019, sarà la stessa industria della raffinazione petrolifera a richiedere maggiori quantità di idrogeno, che viene utilizzato per ridurre il tasso di zolfo presente nei carburanti (per esempio in conseguenza delle nuove norme dell’ International Maritime Organizzation sui quantitativi di zolfo nel carbuante navale). Ma ci saranno poi altri comparti economico-industriali che inizieranno a ‘chiedere’ idrogeno, come per esempio quello siderurgico. Platts a tal proposito cita il gruppo SSAB che sta convertendo un suo impianto con un forno elettrico alimentato a idrogeno e che ritiene che entro il 2035 la siderurgia fossil-free sarà un’opzione commercialmente sostenibile.

Un altro contributo determinante arriverà dai trasporti, che oggi sono il secondo produttore di CO2 dopo la generazione elettrica, ma sono anche uno dei settori più difficili da decarbonizzare. Le fuel cells a idrogeno sono già realtà per la mobilità privata, grazie a case automobilistiche come Toyota e Hyndai, che hanno lanciato auto a idrogeno, e presto lo diventeranno anche per il trasporto pesante con il recente accordo tra Daimler e Volvo. In questa direzione la California è lo Stato più ‘avanzato’, con un piano già in fase di implementazione per arrivare ad avere 1.000 stazioni di rifornimento di idrogeno entro il 2030, ma anche in Europa è stata varata la Hydrogen Mobility Initiative per realizzare un’infrastruttura di rifornimento dedicata.

In questo come in altri ambiti di applicazione, però, sarà fondamentale – secondo Platts – un intervento pubblico che alcuni Paesi stanno già realizzando. Il Giappone si è mosso con una politica mirata di sostegno all’idrogeno e la Germania sta delineando la sua National Hydrogen Strategy.

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