Tamburi (Enel Italia): “Stop al carbone entro il 2025 e H2 green per decarbonizzare l’ex Ilva”

di Francesco Bottino

Tra i vari progetti che Enel ha deciso di candidare per ottenere i finanziamenti legati al Recovery Fund europeo, ce n’è anche uno che prevede la produzione di idrogeno verde da destinare ai processi produttivi del gruppo siderurgico ex Ilva.

Lo ha rivelato Carlo Tamburi, Amministratore delegato di Enel Italia, nel corso di un’audizione svoltasi oggi presso la Commissione Bilancio della Camera dei Deputati e relativa all’utilizzo delle risorse del Recovery Fund, a cui ha preso parte anche il responsabile delle relazioni istituzionali dell’Eni, Lapo Pistelli.

Tamburi ha affrontato il tema delle energie rinnovabili nel nostro Paese, ricordando che Enel nel 2019 per la prima volta ha prodotto la maggior parte dell’energia elettrica fornita ai suoi clienti, il 52%, da fonti rinnovabili, e che a livello nazionale l’apporto delle rinnovabili è stato pari a circa il 37% di tutta l’elettricità prodotta.

Numeri che tuttavia dovranno aumentare considerevolmente per poter rispettare i target fissati nel PNIEC (Piano Energia e Clima), che prevede una quota di rinnovabili al 55% entro il 2030.

“Per raggiungere questi obbiettivi – ha dichiarato Tamburi parlando ai deputati – nel prossimo decennio dovremo raddoppiare la capacità installata di turbine eoliche, passando dagli 10 GW a circa 20 GW, e incrementare ancora di più la capacità installata di fotovoltaico, che dagli attuali 20 GW dovrà superare i 50 GW”.

Enel è comunque sulla strada buona, tanto da poter ufficialmente annunciare l’intenzione “di rinunciare completamente al carbone entro il 2025. Già nel corso del prossimo anno chiuderemo centrali di questo tipo a Brindisi, Fusina e La Spezia, e le sostituiremo progressivamente con un mix di gas e rinnovabili”.

La strategia di Enel guarda in questa direzione anche per quanto riguarda i progetti candidati al Recovery Fund: sono in tutto 10 e, oltre a quello che prevede di produrre H2 green per decarbonizzare il ciclo siderurgico dell’ex Ilva, “uno dei più importanti riguarda l’aumento della capacità produttiva di uno stabilimento dove fabbrichiamo pannelli fotovoltaici vicino a Catania. Al momento produce impianti per una capacità pari a 200 MW all’anno, ma riteniamo che in breve tempo il mercato potrà assorbire almeno 2.000 MW all’anno, forse anche 3.000”.

Pistelli, in rappresentanza del ‘cane a sei zampe’, ha quindi ribadito la necessità di non focalizzarsi su un’unica possibile soluzione per la transizione energetica: “Non dobbiamo cercare il ‘silver bullet’ (proiettile d’argento), sperando che possa risolvere tutti i problemi da un giorno all’altro. Ogni soluzione tecnologica in grado di aiutarci in questo percorso deve essere valorizzata e sfruttata”.

Tra i vari progetti a cui sta lavorando l’Eni, Pistelli ha ricordato quello che riguarda la creazione di un polo per la CCS (Carbon Capture and Storage) della CO2 nell’area di Ravenna: “Sarà probabilmente uno dei più grandi del mondo per la tipologia, e sarà fondamentale per poter produrre idrogeno blu dallo steam reforming del metano senza impattare sull’ambiente”.

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