Tassonomia UE più ‘permissiva’ sull’idrogeno: limite di CO2 fissato a 3 Kg per ogni Kg di H2 prodotto

La Commissione Europea alla fine ha ‘ceduto’ alle pressioni delle organizzazioni che auspicavano un approccio più pragmatico sull’idrogeno – controbilanciate da quelle delle lobby dell’energia rinnovabile che invece chiedevano di mantenere il punto su paletti più stringenti – e nella sua Taxonomy ha fissato a 3 Kg il quantitativo massimo di CO2 che può essere emessa producendo 1 Kg di H2, affinché quest’ultimo possa essere considerato ‘pulito’ dalle istituzioni di Bruxelles (con tutto ciò che ne consegue in termini di finanziamenti).

E’ quanto scritto nel primo dei due atti delegati (il secondo arriverà il prossimo anno) conseguenti alla EU taxonomy for sustainable activities varata nel luglio 2020, con cui Bruxelles deve stabilire, rispetto ai vari obbiettivi della tassonomia, i criteri con cui valutare la sostenibilità delle diverse attività.

Inizialmente la Commissione pareva intenzionata e fissare questo limite di CO2 a 2,256 kg equivalenti per Kg di idrogeno prodotto, soglia che secondo l’associazione France Hydrogène – sostenuta da 16 grandi aziende a vario titolo attive nel settore (tra cui EDF, Engie, ABB, Arcelor Mittal, McPhy) – sarebbe stata eccessivamente restrittiva escludendo dalla classificazione di idrogeno pulito troppe varianti di H2 (quello blu ma anche alcune tipologie di verde).

Presa di posizione, formalizzata in una lettera inviata a Bruxelles, contro cui si era subito espressa – usando lo stesso mezzo – la Renewable Hydrogen Coalition, organizzazione recentemente costituita dalle associazioni europee SolarPower Europe e WindEurope (con il supporto di Breakthrough Energy) di cui fanno parte alcuni dei principali player dell’industria delle rinnovabili tra cui Enel, Acciona, Iberdrola, Orsted e molti altri, che chiedeva all’UE di non cedere e di confermare nell’atto delegato il limite massimo dei 2,256 kg di CO2 equivalenti per Kg di idrogeno prodotto.

Alla fine, però, Buxelles ha deciso di accogliere le ragioni dei ‘pragmatici’, e di elevare la soglia a 3 Kg di CO2.

Nel testo degli allegati all’atto delegato sul ‘climate change’, varato ufficialmente dalla Commissione il 21 aprile scorso, al capitolo relativo alla produzione di idrogeno, si legge infatti che “questa attività è in linea con i target di riduzione delle emissioni di gas serra (GHG) del 73,4% per l’idrogeno – risultante in 3 tonnellate di CO2 equivalente per tonnellata di H2 prodotto – e del 70% per i combustibili sintetici derivati dall’idrogeno, rispetto ad un valore standard dei combustibili fossili (94g CO2e/MJ)”.

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