Tecnologie per l’H2 e materie prime critiche: il nuovo report di Hydrogen Council e Banca Mondiale

Quali sono le ‘critical raw materials’, le materie prime critiche, essenziali per lo sviluppo della value chain dell’idrogeno, come evolverà la loro domanda e, soprattutto, da cosa dipenderà la loro offerta?

Per analizzare lo scenario presente e futuro e provare a dare risposta a queste domande, l’associazione internazionale Hydrogen Council, insieme alla banca Mondiale, ha svolto un approfondito lavoro di ricerca i cui risultati sono condensati nel report ‘Sufficiency, Sustainability, and Circularity of Critical Materials for Clean Hydrogen’, recentemente pubblicato e consultabile a questo link.

La principale conclusione a cui sono giunti Hydrogen Council e Banca Mondiale è che l’impatto sulle materie prime delle tecnologie dell’idrogeno e delle celle a combustibile è complessivamente contenuto, rispetto alla portata sia dell’attuale domanda di materie prime critiche sia delle prospettive della domanda prevista in vista dell’avanzare della transizione energetica.

Questo – sottolineano però gli estensori del dossier – non significa che la questione delle materie prime critiche nella value chain dell’idrogeno debba essere ignorata.

In ogni caso dal report emerge un altro fattore positivo, ovvero che i minerali e i metalli necessari per lo sviluppo delle tecnologie per l’H2 green saranno probabilmente disponibili in quantitativi sufficienti nel futuro, hanno il potenziale per essere estratti e distribuiti in modo sostenibile e possono diventare parte di sistemi di economia circolare, con un alato tasso di riciclo dei materiali.

“Tutte buone notizie per l’idrogeno” secondo Hydrogen Council e Banca Mondiale.

Inoltre è stato evidenziato come, in alcuni casi, a partire per esempio dal platino, la nuova domanda di minerali generata dallo scale-up di una hydrogen economy a livello globale potrebbe compensare il calo della domanda derivante da altri settori, contribuendo a mantenere in vita un’industria che genera molti posti di lavoro, specie in Africa meridionale.

Un altro tema affrontato dallo studio è quello dell’impatto ambientale – emissioni di gas serra e consumo di acqua – connesso all’estrazione delle materie prime necessarie alla filiera tecnologia dell’idrogeno (produzione e consumo): in questo caso, se inizialmente l’impatto sarà trascurabile, quando l’H2 esprimerà davvero tutto il suo potenziale come vettore energetico essenziale per il raggiungimento dei target in materia di transizione tali aspetti dovranno essere presi in considerazione e gestiti con una serie di misure, tra cui per esempio – sottolineano Hydrogen Council e Banca Mondiale – un maggior utilizzo di materiali riciclati, innovazione nella progettazione per ridurre l’utilizzo di materie prime critiche e l’adozione di politiche come quelle definite dalla stessa Banca Mondiale nel suo Smart Mining Framework.

“Una stretta collaborazione tra il settore dell’idrogeno e l’industria mineraria sarà fondamentale per rendere sostenibile la supply chain delle materie prime e per garantire il successo della transizione verso un’economia low-carbon” ha dichiarato Tom Linebarger, Executive Chairman e Chairman del Board di Cummins Inc e Co-Chair dell’Hydrogen Council.

“La futura pressione esercitata sulla supply chain delle materie prime dalle nuove tecnologie per l’idrogeno, pur no essendo critica di per sé, dovrà essere considerata nel contesto dell’evoluzione della domanda generale di questi prodotti” ha aggiunto Yoshinori Kanehana, Chairman di Kawasaki Heavy Industries eCo-Chair dell’Hydrogen Council.