Un elettrolizzatore alcalino da 20 MW per il progetto ‘Dalmine Zero Emission’ di Tenaris

di Francesco Bottino

Sarà un elettrolizzatore basato su tecnologia alcalina, da 20 MW di capacità, a produrre l’idrogeno destinato a decarbonizzare le attività dell’impianto siderurgico di Tenaris a Dalmine.

Lo ha rivelato Stefano Capponi, manager della società del gruppo Techint, nel corso del webinar “L’economia dell’idrogeno: occasione di rilancio e strumento per la transizione energetica in Italia”, organizzato da H2IT (l’Associazione italiana idrogeno e celle a combustibile, presieduta da Alberto Dossi, che è anche Presidente del gruppo Sapio) e da Clust-ER Greentech.

Il progetto Dalmine Zero Emission prevede di ridurre del 73% le emissioni di CO2 dell’impianto siderurgico lombardo, attuando una serie di iniziative tra cui l’introduzione dell’idrogeno nel ciclo produttivo dell’acciaio, e lo scorso dicembre ha registrato l’adesione di due partner di primo piano come Snam ed Edison, che si occuperanno rispettivamente di gestire la fase di produzione dell’idrogeno e di fornire l’energia rinnovabile necessaria ad alimentare il processo di elettrolisi.

“L’idrogeno che verrà impiegato a Dalmine per fornire l’apporto energetico necessario alla fusione dell’acciaio – ha infatti spiegato Capponi – sarà di tipologia ‘verde’, ovvero prodotto con energia rinnovabile che alimenterà un impianto di elettrolisi con tecnologia alcalina da 20 MW di capacità, installato all’interno del compendio industriale. Sarà poi fondamentale realizzare un adeguato sistema di stoccaggio dell’H2, per poter gestire al meglio la produzione continua dell’elettrolizzatore e il consumo, per sua natura discontinuo, da parte dell’acciaieria”.

Il manager di Tenaris ha poi aggiunto che l’ossigeno generato come ‘by-product’ dal processo di elettrolisi “potrà essere utilizzato nelle operazione di pre-riscaldo dell’impianto”.

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