Unem chiede un sistema di incentivi per supportare la produzione di idrogeno blu, da usare come base per i fuel sintetici

Secondo Unem, l’Unione Energie per la Mobilità (ex Unione Petrolfera), i Low Carbon Fuels (LCF) potranno svolgere un ruolo fondamentale nella decarbonizzazione della mobilità e nel raggiungimento dei target europei di riduzione delle emissioni, con un contributo non indifferente dei combustibili sintetici derivati dall’idrogeno, a patto però di incrementare – anche con incentivi ad hoc, che in Italia al momento non sono previsti – la produzione di H2 low-carbon (o blu, volendo utilizzare la classificazione ‘per colori’).

L’associazione ha espresso la sua posizione sul tema nel corso di un’audizione davanti alle Commissioni VIII (Ambiente) e X (Attività Produttive) della Camera dei Deputati, impegnate nella valutazione di una proposta di aggiornamento del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC).

Unem sostiene che il contributo dei LCF, fissato nel PNIEC 2023 in 4,5 Mtep al 2030, potrebbe essere innalzato ad oltre 5 Mtep, di cui oltre 3 Mtep di biocarburanti liquidi, 1,2 Mtep di biometano e 0,7 Mtep di RFNBO.

E questo anche in ragione della maggior efficacia di tali combustibili nella riduzione delle emissioni, rispetto ad altre tecnologie, in relazione ai costi sostenuti.

Numeri alla mano – ha argomentato l’associazione in audizione a Montecitorio – i veicoli a batteria (BEV), a fronte di un incentivo all’acquisto di 8.000 euro, generano un abbattimento della CO2 pari a 8-10 tonnellate nel ciclo di vita dell’auto, con un costo della CO2 rimossa non inferiore agli 800 euro a tonnellata. Nel caso dei LCF, ipotizzando un maggior costo di 500 euro/tonnellata rispetto al combustibile fossile e un abbattimento della CO2 di 2,5 tonnellate, il costo della tonnellata di CO2 abbattuta sarebbe di 200 euro, decisamente inferiore agli 800 conseguibili con le BEV.

Inoltre, ha ricordato Unem, i Low Carbon Fuels – siano essi di origine biologica o sintetica – consentono un’immediata riduzione dell’impronta carbonica, con impatti tra il 60% e il 95% di CO2 per megajoule (MJ) rispetto ai combustibili fossili, sono utilizzabili per tutti i tipi di trasporto – stradale, marino, aereo (SAF) – e sono impiegabili nel parco circolante esistente, avendo quindi il pregio di sostenere la filiera della componentistica automotive.

In questo scenario, come detto, Unem assegna agli RFNBO generati combinando H2 e CO2 un ruolo di primo piano, a fronte però di una produzione prevalente di idrogeno low carbon da affiancare al ‘green’ per tutte le tipologie di utilizzo.

“Appare dunque necessaria – ha sottolineato l’associazione nel suo intervento davanti ai deputati (consultabile integralmente a questo link) – l’implementazione di un sistema di incentivazione volto a favorire lo sviluppo di una produzione di idrogeno low carbon ‘blu’, ossia caratterizzato dalla cattura e stoccaggio della CO2 in fase produttiva”.