Valutazione di Impatto Ambientale positiva (con prescrizioni) per il progetto di steam reforming dell’Eni a Marghera

È giunto al termine, con esisto positivo, il processo di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) avviato nel luglio dello scorso anno dall’Eni in relazione al suo progetto (annunciato per la prima volta nel 2021) per realizzare un impianto di produzione di idrogeno nella bioraffineria di Marghera (Venezia).

Il decreto di VIA – con prescrizioni – è datato 13 dicembre, come riporta la scheda relativa all’istanza del ‘cane a sei zampe’ consultabile sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Il progetto – che fa parte del percorso di trasformazione dello storico polo veneziano da raffineria tradizionale in bioraffineria – prevede l’installazione di un impianto di steam reforming (SR) per produrre l’idrogeno necessario al processo di produzione dei biocarburanti, consentendo la sostituzione dell’H2 che attualmente proviene dall’unità di reforming catalitico afferente al ciclo benzine tradizionale con quello prodotto a partire da gas naturale. Oltre al metano, il nuovo impianto SR dell’Eni sarà in grado di produrre l’idrogeno necessario alla bioraffineria anche utilizzando quale carica di processo i medesimi biocarburanti prodotti a Marghera (HVO Nafta e HVO GPL), o un loro mix a composizione variabile, a seconda delle esigenze di mercato.

In base a quanto riferito nella documentazione allegata dall’Eni all’istanza di VIA, l’idrogeno prodotto sembrerebbe essere ‘grigio’: il nuovo impianto di steam reforming, composto da due linee parallele da 15.000 nm3 all’ora di capacità ciascuna, non prevedrebbe infatti un sistema di cattura e stoccaggio della CO2. A tal proposito, il gruppo guidato da Claudio Descalzi precisa soltanto che l’impianto sarà “selezionato con particolare attenzione alla efficienza energetica del processo così da ottenere la minima impronta carbonica associata all’idrogeno prodotto”. In una seconda fase, tuttavia, da grigio l’H2 prodotto a Marghera dovrebbe trasformarsi in blu, poiché – secondo quanto riporta la testata Staffetta Quotidiana – l’Eni ha intenzione di sequestrare la CO2 prodotto per stoccarla nei giacimenti di gas esauriti nell’offshore adriatico, non appena entrerà in funzione il progetto Ravenna CCS sviluppato in collaborazione con Snam.

Scartata, invece, la tecnologia di elettrolisi, poiché secondo l’Eni “attualmente non è disponibile nel breve periodo un’alternativa economicamente sostenibile per la produzione di idrogeno on-site mediante questo processo”.

Avanti, quindi, con lo steam reformer, per poter operare con il solo ciclo di bioraffineria, rinunciando definitivamente all’autorizzazione all’esercizio degli impianti della raffineria in assetto tradizionale (a meno delle attività di hub logistico per il dispacciamento di idrocarburi): la durata complessiva della realizzazione di questo progetto è pari a 29 mesi, mentre il valore dell’opera è stimato in 134 milioni di euro.