Via libera al progetto della svedese GreenIron per produrre DRI sfruttando rottami metallici di recupero e idrogeno

Il progetto della svedese GreenIron, che prevede la realizzazione di un impianto di produzione di DRI (a sua volta la base per la produzione di acciaio decarbonizzato), utilizzando rottame metallico come materia prima e idrogeno come combustibile, nello Sandviken Industrial Park, ha completato l’iter autorizzativo con l’approvazione della Land and Environment Court di Östersund.

La società inizierà subito a costruire l’impianto, che potrà entrare in attività dopo l’estate, consentendo – secondo le previsioni di GreenIron – di processare 30.000 tonnellate di materiale ferroso di recupero in input, e di evitare l’emissione di circa 42.000 tonnellate di CO2 rispetto al processo produttivo tradizionale. Questo grazie ad un modello messo a punto dalla stessa start-up scandinava che prevede di utilizzare H2 come combustibile per produrre preridotto e altri metalli e generare come by-product soltanto acqua.

“Grazie a questo ultimo passaggio formale potremo riuscire a partire con le attività del nuovo impianto già durante quest’anno, compiendo un passo importante nel percorso di transizione energetica dell’industria hard to abate e in particolare dei settori metallurgico e minerario” ha commentato Edward Murray, CEO di GreenIron.

Il processo produttivo messo a punto dalla società scandinava prevede l’utilizzo, come materia prima, di materiali metallici di varia forma e composizione, ossidati, che vengono trattati in un apposito forno con idrogeno utilizzato come agente riducente per ottenere DRI (Direct Reduced Iron, chiamato anche ‘sponge iron’), utilizzabile come base per la produzione di acciaio decarbonizzato in forni elettrici e anche per altri processi metallurgici.