Volvo Group e Westport Fuel Systems creano una jv per commercializzate il sistema HPDI, che consente di usare biometano e idrogeno come fuel su veicoli ‘tradizionali’

Il gruppo Volvo e Westport Fuel Systems costituiranno una joint-venture finalizzata a commercializzate a livello globale il sistema High Pressure Direct Injection (HPDI) sviluppato dall’azienda canadese (che ha 3 stabilimenti produttivi in Italia: a Cherasco, in provincia di Cuneo, a Brescia e ad Albinea, in provincia di Reggio Emilia) per consentire l’utilizzo di combustibili green, come biometano e idrogeno, nei mezzi pesanti con motore a combustione interna.

Il closing dell’operazione, soggetto al verificarsi di determinate condizioni (compresa l’approvazione delle autorità antitrust competenti), dovrebbe avvenire nel secondo trimestre di quest’anno. Dopo di ché, la joint-venture diventerà operativa.

L’High Pressure Direct Injection (HPDI) – ricordano le due aziende in una nota – è un sistema di gestione del fuel che può essere installato a bordo di veicoli con motori a combustione interna già operativi, consentendo in tal modo di sostituire i combustibili fossili con altri a minor impatto ambientale, come appunto il biometano e l’idrogeno.

“La decarbonizzazione dei veicoli con motore a combustione interna basata sui fuel rinnovabili, specialmente tramite sistemi come l’HPDI, svolgerà un ruolo importante tra le soluzioni sostenibili” ha assicurato Lars Stenqvist, Chief Technology Officer di Volvo Group. “L’HPDI è installato su diversi camion Volvo già da 5 anni e ha dimostrato di consentire ai clienti di ridurre in misura significativa le loro emissioni di CO2 in applicazioni con biogas liquefatto già oggi, confermando di essere anche uno strumento utile per la futura diffusione dell’idrogeno”.

Nell’ambito della creazione della joint-venture, Westport conferirà una serie di asset relativi al sistema HPDI, compresa la proprietà intellettuale di alcune tecnologie e diversi contratti commerciali. Volvo rileverà quindi il 45% della newco per una somma di circa 28 milioni di dollari da pagare al closing, a cui si potrà aggiungere una cifra ulteriore, fino a 45 milioni di dollari, in base all’andamento delle performance future della stessa joint-venture.